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PORTO MARGHERA Per il rilancio serve qualcosa di concreto nDai primi anni Ottanta Porto Marghera ha iniziato la decadenza con la fuga di molte aziende e i lavoratori addetti sono passati da 35 mila agli attuali cinquemila; in queste ultime settimane, in prossimità delle elezioni, abbiamo assistito allo spot elettorale dell'esaltazione dell'accordo sulle bonifiche e sulla presunta coda di soggetti imprenditoriali interessati a insediarsi a Porto Marghera. Purtroppo, nelle condizioni attuali, nessuno aprirà la propria attività a Porto Marghera perché non esistono le condizioni oggettive per nuovi insediamenti produttivi e competitivi capaci di attirare imprenditori: perché succeda quanto da tutti auspicato, bisogna creare le normali condizioni favorevoli oggi esistenti - ad esempio in Slovenia, in Croazia e in Carinzia (no India o Cina) - quindi burocrazia collaborativa e di qualità, un giusto costo dell'energia, un costo del lavoro compatibile con il mercato. Un amico imprenditore, che ha lasciato il Veneto per insediare la propria attività in Carinzia, quindi poco oltre il confine nazionale, mi dice quanto segue: la domanda di autorizzazione attività ha avuto risposta positiva dopo otto giorni con prescrizioni formali da verificare nel tempo, ha ottenuto il 40% di ritorno a fondo perduto per investimenti immobiliari, paga il 25% di tasse per l'attività di impresa omnicomprensive, il costo dell'energia e del personale sono inferiori del 30%, la burocrazia e i controlli della Guardia di Finanza amichevoli tanto da sentirsi cittadini non sudditi, la giustizia è celere e risolve le eventuali vertenze in meno di otto mesi. Come noto, la produzione industriale italiana è ai minimi degli ultimi 22 anni e l'Italia non può permettersi di rinunciare ad avere una moderna attività industriale, pena una recessione epocale, è necessario pertanto pensare con urgenza a ricreare tutte le condizioni più favorevoli per gli imprenditori. Ritengo quindi veramente interessante l'originale iniziativa del consigliere regionale Furlanetto, che propone il riconoscimento della zona franca a tutta Porto Marghera, un intervento radicale che muta totalmente l'attuale situazione giuridico-normativa creando le condizioni ottimali per attirare investimenti nazionali ed esteri. Mi auguro che il governatore Zaia si attivi per dare la giusta importanza e urgenza all'iniziativa proposta, magari effettuando preventivamente un convegno dedicato al problema Porto Marghera. Cap. Pier Luigi Penzo Ex dirigente Autorità portuale AMBIENTE Gli scarichi diesel che provocano morte nOrmai da sei mesi lo Iarc (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), massima autorità mondiale dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato gli scarichi dei motori diesel come sicuramente cancerogeni ponendoli in classe A, cioè quella dei prodotti riconosciuti cancerogeni mentre prima erano in classe B, cioè tra i sospetti cancerogeni. Sono in compagnia di sostanze come amianto, cloruro di vinile monomero Cvm, diossina, fumo di tabacco ecc., ma questa informazione non è passata al pubblico. Mentre gli epidemiologi calcolano quante morti hanno causato gli scarichi dei diesel nell'aria e quanti ne causeranno, bisogna che le autorità attivino subito iniziative di prevenzione primaria, cioè l' eliminazione della fonte di rischio a difesa della salute pubblica. Alcune associazioni consumatori si sono mosse per chiedere che non vengano più prodotte e vendute auto diesel. Ma cosa fanno i comuni e le Asl per informare i cittadini di questo pericolo? Perché non si disincentiva l'uso di questi motori, ad esempio vietandone l'ingresso in città in apposite giornate ecologiche, e sostituendo tutti i mezzi pubblici diesel in dotazione? Perché non si favorisce la rottamazione di auto diesel con un fondo di incentivazione per gli automobilisti a questo scopo? Perché non si incentiva la ricerca che sostituisca i motori diesel di autotreni e non si sostituiscono i mezzi pesanti in città per la logistica urbana con mezzi elettrici? Aspettiamo sempre di contare i morti per cancro e vedere quanto costa allo stato questa epidemia moderna? Franco Rigosi Medicina democratica di Venezia QUARTO D'ALTINO Welcome card i sogni del sindaco n«Bene disse il medico. E l'ammalato spirò». Si può sintetizzare con questo antico, ma quanto mai attuale detto, la proposta della "Welcome card" del sindaco di Quarto d'Altino, Silvia Conte, presentata anche alla Bit di Milano. Già, sappiamo che il primo cittadino replicherà contro la Regione e la Provincia ritenuti i veri colpevoli dei problemi di Quarto, ma ormai questo ritornello fa ridere tutti. Ed è tipico delle persone improvvisate ad amministrare. Sì, perché la signora Conte, dopo due anni che è stata eletta, conosce ben poco la situazione del commercio del suo paese. Una situazione drammatica che solo in via Stazione ha visto in pochi anni la chiusura di alcune attività commerciali (alimentari, fruttivendolo, negozio di abbigliamento, erborista) e mai più riaperte. Ho parlato nei giorni scorsi con alcuni commercianti altinati e più di qualcuno mi ha spiegato che forse non arriverà a fine anno. Ma lei risponde che c'è la consulta. A proposito, con tutta probabilità nei prossimi mesi la Conte proporrà la "Goodbye card", che sembra più azzeccato visto che assisteremo alla chiusura di altre attività commerciali. Chiaramente di chi sarà la colpa? Della Regione e della Provincia naturalmente. Cosa non ci si inventa, cara Conte, per nascondere le proprie incapacità. Roberto Dal Cin Presidente della Commissione Turismo - Provincia di Venezia