"Tassa" per finanziare il terrorismo

di Giorgio Cecchetti «I soldi servono non solo per le armi, i soldi servono anche per il progetto...». È una delle frasi intercettate da una microspia inserita dagli investigatori della Digos veneziana nell'auto del 40enne Tahsin Duzgun, residente ad Albignasego, una delle tante intercettazioni che hanno permesso di contestare a cinque curdi affiliati al Pkk (il Partito dei lavoratori) l'aggravante della finalità di terrorismo al già grave reato di estorsione per il quale sono stati arrestati. In manette sono finiti, oltre a Duzgun (titolare di un kebab in via Falloppio a Padova), Abdurahman Tekin (25 anni, residente a Martellago e operaio in una fabbrichetta), Murat Syi (26 anni, residente a Marghera), Hayri Gok (34 anni, residente ad Albignasego) e Emre Irez (22 anni, residente in provincia di Modena). C'è una sesta persona, il fratello di Siyi, Mehmet (45 anni, residente a Marghera), indagata. A far scattare le indagini un'aggressione subita da un curdo il 27 aprile dello scorso anno a Venezia, una delle tante, visto che episodi simili sono stati regsitrati a Thiene, Livorno, Pisa, Pordenone (un accoltellamento), ma in laguna la «vittima» per la prima volta ha riferito i nomi dei cinque che lo avevano aggredito e soprattutto ha raccontato perché. Ha spiegato che i quattro mila curdi che sono in Italia o, meglio, quelli di loro che lavorano, versano una «tassa rivoluzionaria» ai militanti del Pkk. C'è chi lo fa spontaneamente e chi, invece, è costretto perché viene minacciato e anche picchiato se non paga. Lui, che gestisce un kebab in centro storico, aveva sempre pagato, ma in quell'occasione attraversava un momento di crisi e da qualche tempo non versava la tassa. Così, lo avevano aggredito. Gli investigatori veneziani, invece che intervenire subito, hanno intercettato telefoni, hanno usato microspie e ricostruito in quale modo viene finanziato il partito che si batte per l'indipendenze del Kurdistan dalla Turchia. Le trattenute obbligatorie variavano da 10 a 30 euro al mese, mentre ogni anno ogni lavoratore curdo deve versare un migliaio di euro; poi ci sono le elargizioni straordinarie, i soldi arrivano ai combattenti attraverso banche tedesche. Ieri, in una conferenza stampa, il responsabile della Digos, Ezio Gaetano, ha spiegato lo svolgersi delle indagini fino alla richiesta da parte del pubblico ministero Giovanni Zorzi delle ordinanze dei custodia cautelare firmate dal giudice Daniela Defazio. Gli arresti dei cinque sono stati piuttosto movimentati perché nel frattempo si erano spostati dai loro abituali luoghi di residenza: Murat Siyi era partito per Roma e due giorni fa si era mosso verso la Calabria ed è stato arrestato su un pulmann di linea a Castrovillari; Emre Irez da Modena era partito per Pesaro, ma anche lui si era spostato per raggiungere Novara; di Hayru Tekin i poliziotti avevano perso le tracce e alla fine lo hanno ritrovato in provincia di Modena. Il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni ha spiegato che l'aggravante delle finalità di terrorismo è stata contestata grazie alla norma introdotta nel 2005, che ha sposato un'ottica di solidarietà investigativa e giudiziaria tra i paesi occidentali, in modo che si possano prevenire attentati e azioni violente anche a danno di altri paesi. Già nel 2010, la Digos e la Procura veneziane avevano incarcerato altri 10 militanti del Pkk (tra l'altro Tekin, residente a Martellago, era stato arrestato anche allora), ma poi il Tribunale del riesame aveva scarcerato tutti ed il processo deve ancora essere celebrato. Erano accusati di associazione con finalità di terrorismo. I giudici veneziani avevano spiegato che, pur essendo il Partito dei lavoratori inserito dall'Unione europea nell'elenco delle organizzazione terroristiche, all'interno coesistono due anime, una di carattere politico e culturale per mantenere l'identità del popolo curdo, l'altra con un fine eversivo e di combattimento armato. In quell'occasione il Tribunale aveva ritenuto che non vi erano elementi per ritenere che i dieci arrestati avessero superata la soglia dell'associazione politica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA