Spunta un'alternativa al porto off shore ma Costa la boccia

Distanze minime da rispettare. Obbligo del secondo pilota e del secondo rimorchiatore per entrare in laguna se la nave supera le 40 mila tonnellate di stazza. Con l'ordinanza 23 del 2012 la Capitaneria di Porto ha dato applicazione al decreto firmato dai ministri Ronchi e Passera per limitare il passaggio delle grandi navi da crociera davanti a San Marco. Un divieto – per le navi sopra le 40 mila tonnellate – che scatterà però soltanto una volta messe in funzione le alternative, dunque fra molti anni. Le nuove regole che adesso entrano in vigore prevedono l'obbligo di mantenere una distanza di sicurezza tra una grande nave e l'altra in entratab e uscita dal porto. Poi il secondo pilota e il doppio rimorchiatore per le grandi navi che non potranno più ormeggiare in Riva Sette Martiri.(a.v.) di Alberto Vitucci Il Porto va avanti con il progetto dell'off shore. Ma adesso spunta un progetto alternativo. Ieri mattina al Comitato portuale il presidente del Porto Paolo Costa ha illustrato il progetto del grande terminale al largo di Chioggia. Costerà un miliardo e mezzo e potrà accogliere le navi portacontainer di nuova generazione. Ma il capitano Givanni Anci ha dipositato un progetto alternativo, messo a punto da una società inglese. Si chiama «Container terminal San Leonardo» e prevede di realizzare la nuova base per le merci e i contenitori nell'area dell'attuale porto petroli a San Leonardo. Le navi, secondo la proposta, non passerebbero più per il canale Malamocco Marghera per arrivare fino all'area industriale. Ma si fermerebbero a San Leonardo, percorrrendo il canale di ingresso a Malamocco già profondo 14 metri e mezzo, senza bisogno di nuovi scavi. «Il percorso in laguna», ha spiegato ieri Anci al Comitato con diapositive e rendering, «si riduce da 23 a soli 4 chilometri e 800 metri. Si riducono dunque i tempi e anche i costi del movimento merci». L'investimento previsto sarebbe di «solo» mezzo miliardo di euro, circa un quarto del porto in mare. Che tra l'altro, insiste Anci, avrebbe tempi di realizzazione incerti e molto lunghi. «Non possiamo aspettare anni mentre gli altri porti si riorganizzano in vista ell'aumento del traffico previsto per il 2030». «Interessante ma non praticabile», ha commentato il presidente Costa. Nella parte ovest di San Leonardo sarebbe infatti necessario costruire una infrastruttura di collegamento, strada e ferrovia, per poter poi spostare le merci e trasferirle su camion e treni. «Si tratta di zona Sic», ha obiettato Costa. «Perché dove vogliono scavare il canale non è zona Sic?», ribatte Anci, «e poi per portare le merci dall'isola in mezzo al mare fino a Marghera non ci vogliono infrastrutture? Un tunnel o chiatte che viaggiano di continuo verso il nuovo terminal che il Porto ha previsto in area Syndial?». Proposta sul tavolo, inviata anche alla Regione al Comune. Che riaccende il dibattito sulla opportunità di prevedere la nuova isola off shore in mare aperto in tempi di crisi. Buona parte delle strutture dovrebbero essere finanziate dalla Legge Speciale, che però è a corto di fondi e da anni non finanzia la manutenzione della città. Una parte dovrebbe venire dal credito e da investitori privati. Ma è uns strada non del tutto in discesa, viste le difficoltà che oggi hanno le banche a concedere crediti. Il porto off shore è stato ieri al centro della riunione del Comitato, presieduto da Paolo Costa. Grandi progetti e anche la nuova ordinanza applicativa del decreto Clini-Passera («antiinchino») alla laguna. Termini «molto più restrittivi», ha sottolineato l'ammiraglio Tiberio Piattelli, «e così la sicurezza aumenta». Quello delle grandi navi è un altro dibattito aperto in vista dell'avvio della stagione delle crociere. E del prossimo rinnovo delle cariche al Porto. Entro il prossimo mese sarà inviata al ministro la terna di nomi dei candidati.