Il negozio si fa L'O.ft Appello ai veneziani a investire per la città

Una catena umana contro il razzismo e la discriminazione. E' quella che si è snodata ieri davanti a Palazzo Ducale, sul lato del Molo. A rappresentare Ca' Farsetti il vicesindaco Sandro Simionato. «E' giusto che l'Amministrazione comunale, che è tra le promotrici dell'iniziativa, sia presente qui oggi – ha spiegato -. Quello che vogliamo è dare un segnale forte contro ogni forma di razzismo e discriminazione. La Giunta ha condiviso in modo unanime la proposta dell'assessore Bettin di dedicare la manifestazione alle vittime di Tolosa, perché è giusto segnalare la pericolosità di una certa mentalità antisemita che continua a diffondersi». Contro simili rigurgiti neonazisti, Venezia ribadisce invece la sua vocazione di città dell'accoglienza, schierata contro ogni forma di razzismo e a favore delle diversità. Va letto in quest'ottica anche il programma delle manifestazioni per l'ottava settimana contro il razzismo che continuerà fino ad aprile. I muri di mattoni bianchi, le travi a vista, i vecchi specchi allineati come quadri, la credenza della nonna, il divano a semicerchio degli anni Cinquanta, le ceste con le calze e gli abiti appesi alle pareti con i ganci da macellaio. Potrebbe essere a Parigi, nel Marais, o in una strada fashion di Milano e invece è due metri dal ponte del Lovo nel nuovo spazio L'O.ft, costola dell'Ottico Fabbricatore un po' loft e un po' concept store. Centoventi metri quadrati che erano il magazzino della profumeria Galuppi e ora sono stati trasformati in uno spazio nel quale ci si sente un po' in boutique e un po' a casa, con tanto di porta d'acqua e veranda dotata di divanetti e riviste per i mariti (o i figli) in attesa dello shopping muliebre. Francesco e Marianna Lincetto, titolari dell'Ottico, l'hanno voluto, inseguito e ottenuto aspettando l'occasione giusta, rovesciando il costume – che ormai ha solidità dell'abitudine – di chiudere baracca e burattini e affittare ai cinesi. Come è accaduto nella vicina calle dei Fabbri, dove si contano più attività gestite dagli orientali che dai veneziani. O in calle dei Fuseri. O in Strada Nuova. E dove non sono cinesi sono vetri a un euro. E quando non sono vetri a un euro fioriscono maschere. E intanto le banche girano. Chiusi gli sportelli a San Giovanni Grisostomo e in campo Santa Maria Formosa, la Cassa di Risparmio di Venezia ha aperto una filiale al posto del negozio di mobili in campo Santa Marina dove, a breve, si trasferirà anche la Coop del ponte delle Paste. Un'altra agenzia di Unicredit ha preso il posto di Prenatal di fronte a Coin. In calle del Paradiso, dietro San Lio, sparge nell'aria le sue essenza una nuova profumeria dal sapore antico ma tutt'intorno sono maglliette, vpaccottiglia e souvenir. La giovane coppia veneziana, invece, ha lavorato in controtendenza e ora chiede di non restare un caso isolato. «Speriamo che la nostra voglia di investire sia in qualche modo "contagiosa" – spiega Francesco – con questo nuovo spazio vorremmo dimostrare che non è vero che a Venezia devono esserci per forza di cose solo botteghe di maschere. Che non è vero che le attività devono essere solo al servizio dei turisti. Che cambiare è possibiloe ma bisogna avere la voglia e il coraggio di farlo». La storia di Francesco Lincetto è in qualche modo emblematica. Veneziano «della Giudecca», come sottolinea, nell'89 ha aperto l'Ottico fabbricatore. Solo occhiali, di tendenza. Dieci anni dopo si è sposato con Marinanna «veneziana di San Marco» e il negozio si è arricchito di golfini di cachemire e qualche borsetta. Poi sono arrivati gli stivali, le sciarpe e bijoux, le recensioni sui settimanali femminili, gli articoli sui magazine d'oltreoceano. Due vetrine, due lunghi specchi e un tavolo rotondo, l'Ottico a un certo si è sentito stretto. La soluzione era dietro la porta di servizio: l'ex magazzino della vicina profumeria con finestra sul canale, vista sulla corte, porta d'acqua. Perfetto. Qualche mese di restauro e poi la ricerca degli arredi. Tutti d'epoca. Anni Cinquanta. Una poltrona di velluto. Il tappeto viola. La credenza con la vetrinetta della nonna. Le alzatine. Gli specchi tenuti su con le graffette. Gli abiti (tutti made in Italy) sui stand fatti su misura o direttamente appesi con ganci alle pareti. Qua e la una vecchia bottiglia del latte, un tappo a fiore e un barattolo di crema al cachemire e uva per ritemprarsi dopo tanta deliziosa fatica.Manuela Pivato ©RIPRODUZIONE RISERVATA