Il teatro per dialogare con la città

Un altro modo di avvicinarsi alla città. Non attraverso le aule della scuola, ma portando la scuola a teatro e coinvolgendo i cittadini invitandoli allo spettacolo. È l'iniziativa "Voci e lingue dell'Estraneo" promossa dal Liceo classico Franchetti, con la collaborazione dell'assessorato alle Attività culturali del Comune di Venezia, seconda tappa del percorso di riflessione sui temi dell'Identità e delle Differenze, avviato lo scorso anno in occasione delle celebrazioni del 150° dell'unità d'Italia. «Uno dei modi per avvicinarci alla gente – sottolinea Michele Bertaggia, professore di storia e filosofia e responsabile del progetto – unendo musica, racconti, e confronti all'interno di un tema scottante e attuale: il rapporto con lo "straniero" in noi e fuori di noi. Dalle identità alle differenze». Oltre 170 spettatori per uno spettacolo di quasi 4 ore e diviso in due parti, andato in scema ieri mattina al teatro Momo. Nella prima, la cantautrice Patrizia Laquidara ha proposto la rivisitazione di alcune canzoni tratte dal suo ultimo album "Il Canto dell'Anguana" (vincitore del premio Targa Tenco 2011), che narra la tradizione popolare di una "ninfa", figura leggendaria rappresentante l'ambiguità e la capacità di cambiamento. Lquidara ha cantato i testi secondo la versione riscritta dal poeta Enio Sartori nel dialetto dell'alto vicentino. Nella seconda parte, gli studenti delle classi seconde e terze del liceo hanno discusso sugli interrogativi della "Identità estranea" con l'assessore Tiziana Agostini, in qualità di saggista, con Anna Ciampaglia, esperta di letteratura migrante, e lo scrittore algerino Tahar Lamri, direttore artistico del "Festival delle culture" di Ravenna. «È la nostra risposta, a studenti e cittadinanza –- ha concluso Bertaggia – per fornire un approccio non astratto ai problemi dell'incontro con quello "straniero" che ci invita a riconoscerci tutti migranti già nelle sonorità della lingua materna». L'Unità d'Italia raccontata con musiche e suoni, ricordando che l'Italia stessa è nata unendo chi all'inizio si sentiva diverso dall'altro. Da chi, magari siciliano, scambiava il bergamasco per austriaco pur combattendo insieme durante la Grande Guerra, ma anche un modo per ricordare che siamo stati diversi anche noi, emigranti in paesi stranieri, e chiedevamo solo di essere accolti. (g.n.p.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA