A Cavarzere folla di fedeli è il giubileo del Crocefisso

di Diego Degan wcAVARZERE La tradizione non è stata smentita: anche per questo quinto giubileo del Crocefisso (i precedenti erano stati nel 1901, 1936, 1961 e 1986) la città si è riempita di fedeli e di curiosi che, a migliaia, hanno assistito alle cerimonie religiose di oggi, ma che, soprattutto, hanno accompagnato la scultura in legno, opera di un umile cannarolo di Boscochiaro, Domenico Paneghetti, vissuto nel XIX secolo, lungo le strade del paese. Una tradizione che si ripete ogni 25 anni, ma che conserva intatta la sua forza evocativa, tanto da indurre molti dei partecipanti a sottolineare differenze e analogie con la precedente "uscita" del Crocefisso dal duomo, luogo in cui è conservato da decenni e dove ha subito le stesse traversie vissute dalla città: dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, all'alluvione del 1951. La processione è iniziata con una presentazione della celebrazione, da parte di don Fabrizio Fornaro, arciprete di Cavarzere, seguita da un breve discorso del sindaco, Henri Tommasi, che ha sottolineato il valore simbolico del Crocefisso per la città e il suo ruolo di riferimento ideale in un momento in cui di ideali c'è davvero bisogno. Il Crocefisso è uscito dalla chiesa portato a spalla ed è stato fissato a un carro, appositamente costruito, dotato di un supporto mobile che ha consentito di tenerlo alzato durante la processione. Poi si è formato il corteo: davanti un gruppo di chierichetti, seguiti da anziani in carrozzina, la banda cittadina e il coro "Tullio Serafin", quindi i gruppi della Caritas e dell'Unitalsi e della Madonna addolorata (che si prega nel santuario improvvisato di via Dalla Chiesa), le associazioni d'Arma (lagunari, marinai, avieri, bersaglieri e alpini), preti e parroci della diocesi che precedevano il carro col Crocefisso e, infine, centinaia di fedeli. Lungo il percorso molte persone, in strada o affacciate a terrazze e balconi da cui pendevano stole color porpora o bianco, a salutare il passaggio della reliquia, fino al ritorno in chiesa e alla messa officiata dal vescovo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA