Muore e fa nascere la sua bambina

COMO.È morta dopo uno schianto terribile, ma prima ha trovato la forza di venir fuori dalle lamiere contorte della sua auto e far nascere una nuova vita. Ora quella vita di poche ore è appesa a un filo.
Marisol Soraya, questo il nome della bambina nata dopo i soccorsi prestati alla madre vittima di un incidente stradale avvenuto martedi sera, è venuta alla luce in condizioni disperate, in ambulanza con un parto cesareo, nel coraggioso tentativo di salvare la vita a lei e alla madre, vittima di un incidente stradale martedi sera a Gironico.
La mamma Maria Soraya Annibale, 21 anni, non ce l'ha fatta; la neonata è gravissima, in coma farmacologico e terapia ipotermica all'ospedale Sant'Anna di Como.
La puerpera, alla 36ma settimana di gravidanza, era sul sedile anteriore della Golf guidata dal compagno, Rosario Lunetta, come lei ventunenne e originario di San Cataldo (Caltanissetta). Si sarebbero dovuti sposare tra poco. Erano arrivati al Nord da alcuni mesi e avevano trovato casa a Villaguarda, non lontano dal luogo dell'incidente.
Martedi sera alle 21.30 la loro Golf si è scontrata con una Daewoo Matiz con cinque ragazzi a bordo lungo una strada provinciale: il conducente ha compiuto da poco i 18 anni, ed è risultato negativo ai test su alcol e droga. Uno scontro frontale violentissimo, che ha provocato a Maria Soraya un grave trauma toracico. I soccorritori raccontano che è uscita con le sue gambe dall'auto, tenendosi la pancia e manifestando preoccupazione per la bambina. Poi è caduta a terra e ha perso conoscenza, senza più riprenderla.
«Quando siamo arrivati abbiamo subito verificato che le condizioni della paziente erano instabili, e in ambulanza abbiamo deciso di intervenire con il parto cesareo» racconta Francesca Gatti, 30 anni, il medico rianimatore che ha preso la decisione di operare. «Lo abbiamo fatto per salvaguardare la bimba ma anche la madre, senza mai separarle. E' un po' complicato farlo in ambulanza, non mi era mai successo, ma non c'era altra scelta». Il padre della piccola, rimasto illeso, è sempre stato informato di quello che stava accadendo. La mamma non è mai stata separata dalla bimba, ma non è bastato. La neonata è grave ma è stabile. Prognosi riservata, che potrà essere sciolta solo fra qualche giorno, quando sarà possibile anche una prima valutazione dei possibili danni neurologici. «Purtroppo c'è stata una riduzione di flusso di sangue e ossigeno agli organi principali, dovuta all'arresto cardiaco della madre» spiega Paolo Bini, vicedirettore di terapia intensiva neonatale. «Per questo è stata disposta la terapia ipotermica. Fra tre giorni si potrà sapere qualcosa di più».
«Il medico è stato molto bravo», sono le parole di elogio di Paolo Gregorini, responsabile medico anestesia in ostetricia e ginecologia dell'ospedale Maggiore di Bologna, per la giovane dottoressa che ha deciso di intervenire in stato di assoluta emergenza per tentare di salvare almeno la neonata. «Un cesareo in ambulanza - ha sottolineato Gregorini - è un intervento estremamente difficile, che si pratica solo in casi come questo, quando per la donna ormai non c'è più niente da fare».