La perizia conferma «L'ecomostro è causa delle crepe»

CAORLE. Si allarga il fronte che denuncia danni dell'«ecomostro». Dopo il primo gruppo di residenti che, mesi fa, si è affidato a un legale e a un perito spunta ora un altro esposto in Procura e prende corpo l'idea di dar vita a una sorta di «patronato apartitico» per mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica e della magistratura su una vicenda che potrebbe salire alla ribalta nazionale.
Non c'è pace per i residenti di via Roma. Dopo i danni (fessurazioni, cedimenti strutturali) provocati dall'ecomostro e già denunciati dai proprietari di diversi appartamenti - le crepe non hanno risparmiato nemmeno il duomo di Santo Stefano e la diga - ora la via è bloccata da settimane per la realizzazione dei sottoservizi. I residenti non possono passare nè parcheggiare le proprie auto nei garage. I commercianti lamentano cali del fatturato fino al 60 per cento: hanno chiesto al Comune di sospendere il pagamento delle tasse per questo periodo e hanno incaricato il perito sandonatese Leopoldo Comparin di effettuare una stima dei danni conseguente al fatto che, a causa dei lavori in corso, i loro negozi vengono di fatto ignorati dai potenziali clienti.
Prime novità, intanto, dal fronte giudiziario. L'ingegnere Paola Rossi, tecnico incaricato dal giudice di stabilire causa ed entità dei danni, ha depositato in tribunale la prima parte della Ctu (consulenza tecnica d'ufficio). Una perizia che confermerebbe il nesso causale tra cantiere e danni provocati (ammessi, del resto, dalle stesse imprese costruttrici) e sensibilizzerebbe a effettuare lavori urgenti su un immobile con seri problemi di stabilità. «E' una conferma della bontà del nostro lavoro - spiega Comparin - Ma a nostro avviso la perizia sottovaluta in maniera significativa la stima dei danni». Leopoldo Comparin, tecnico dell'Inae, annuncia quindi una controperizia e Alberto Vigani, il legale dei primi danneggiati che si sono mossi, promette battaglia in tribunale.
Si allarga inoltre il fronte dei danneggiati decisi a far valere le proprie ragioni. Un primo gruppo ha presentato un esposto alla Procura e il pm Giorgio Gava ha già avviato le indagini. Un altro gruppo sta predisponendo un ulteriore esposto e medita di costituire una sorta di «Patronato in difesa di Caorle e degli abitanti di via Roma» con l'obiettivo di mantenere viva l'attenzione della pubblica opinione sul caso e di cercare, se possibile, di trasformare «l'eco-mostro» in caso nazionale. Il professor Lorenzo Jurina, docente del Politecnico di Milano, in occasione del primo sopralluogo ha definito l'accaduto un «caso» da studiare a livello universitario, trovando delle similitudini tra quanto sta succedendo a Caorle e i cedimenti che nel 1994-95 causarono il crollo di una chiesa nel centro di Rovigo.
Non è escluso, infine, che, nel caso dalla Procura veneziana non arrivassero risposte tempestive, l'interessamento del Tribunale di Perugia, competente a livello nazionale per il monitoraggio del lavoro delle diverse Procure.

(Massimo Scattolin) /