Mi esoneri, ma non mi piego


VENEZIA. L'esonero è un rischio che tutti gli allenatori accettano. A Claudio Damiani, tecnico veneziano, è successo però di vedersi dare il benservito per tre volte in poche settimane dal Valle D'Aosta (serie D): l'ultimo, definitivo, in settimana, dopo l'1-4 subito a Rivoli. Damiani, da una parte accoglie con sollievo la chiusura del rapporto, ma dall'altra parte ha un bel sacco da vuotare.
Mesi difficili con un «ordine» impartito dalla società: far giocare alcuni giocatori perchè indirettamente avrebbero garantito risorse economiche alla società. «Mi sono trovato in una situazione incredibile - racconta Damiani - da luglio all'inizio del campionato ho allenato 52 giocatori: la società, infatti, provava tutti ma teneva solo quelli che accettavano il vincolo fino ai 25 anni». Il primo esonero di Damiani coincide con il debutto in Coppa del Valle D'Aosta, vittorioso 2-1 sul Chieri. «A fine gara Giuseppe D'Antuono, il patron della società anche se formalmente il presidente era Manuel Ravelli, mi chiama - spiega Damiani - chiedendomi perchè non ho fatto entrare un certo giocatore. Rispondo che la mia è stata una scelta tecnica, che chi è entrato sull'1-1 poi ha segnato il gol vittoria. Le mie ragioni non bastano, viene fuori che c'è una scrittura privata in cui il padre del ragazzo che non ho fatto entrare garantisce alla società un contributo economico solo se il figlio gioca almeno trenta volte tra Campionato e Coppa». Parte il primo esonero per Damiani, poi rientrato. Intanto Ravelli prende il controllo delle quote societarie e diventa a tutti gli effetti il padrone del Valle D'Aosta.. «Seconda di campionato, prima della partita di Settimo Torinese Ravelli mi dice di portare la squadra a mangiare a Chatillon - racconta ancora Damiani - e mentre siamo a tavola, arriva una telefonata di D'Antuono che mi intima di portare la squadra a pranzo a Saint Vincent. Ovviamente, mi rifiuto. E allora scatta un esonero ufficioso». Nonostante lo 0-2 di Settimo, Damiani domenica scorsa, il 20, a Rivoli è ancora sulla panchina rossonera. «Abbiamo perso 4-1, ma già alla fine del primo tempo eravamo sotto 3-0 - ricorda il tecnico - mentre sono in spogliatoio, sento che D'Antuono sbraita, dice che devo fare entrare uno dei 'raccomandati" dal vertice societario. Non ci ho visto più, sono uscito e mi sono fatto sentire. E' arrivato cosi il terzo esonero, quello definitivo: una liberazione».
Questa la versione di Damiani, per il Valle D'Aosta risponde il d.g. Roberto Ciavarella. «Damiani ha tante ragioni, ma le accusa che lancia sono pesanti. Non si tratta di giocatori imposti dall'alto, quanto di risultati non arrivati. L'esonero? E' stata la soluzione migliore, tra la società e lui non c'era più feeling».

Maurizio Toso