Levorato condannato per omicidio


Una condanna ad altri tre anni e mezzo di carcere per Giorgio Levorato, meglio conosciuto quando era il nunmero 2 della mala veneziana come «Passerotto» e da tempo ormai collaboratore di giustizia. Ieri, il giudice veneziano Antonio Liguori lo ha condannato per l'omicidio di Giancarlo Millo, detto «il Marziano», diciannove anni dopo il fatto. La pena si aggiunge ai 14 anni e mezzo ai quali era già stato condannato per un altro omicidio, quello di Doriano Vianello, ucciso in barca il 6 marzo 1993.
Oltre alla pena di tre anni, levorato è stato condannato a risarcine la sorella Vanna e il fratello Giorgio, detto «Marzianetto», con 25 mila euro ognuno. A uccidere Giancarlo Millo, la sera del 4 gennaio 1990 erano stati Massimo Rizzi, detto «Bombolo» e fratello del «Doic», e il cugino Franco Padovan, mentre Levorato guidava il barchino che li aveva portati poco distante dal luogo dell'agguato per poi accompagnarli fuori città in fretta e furia. Rimarrà l'unica sentenza per quell'omicidio, visto che a loro volta Rizzi e Padovan sono stati poi eliminati da Felice Maniero e la sua banda proprio per aver progettato ed eseguito l'assassinio di Millo, uomo legato ai «mestrini», i più fedeli al boss della Riviera del Brenta, i quali avevano mal digerito l'eliminazione di un loro uomo in laguna.
Un anno fa, i difensori di Levorato, gli avvocati Daniele Grasso e Federica Bertocco, avevano trovato l'accordo con il rappresentante della Procura per patteggiare una pena di un anno e mezzo, ma il giudice di allora, Daniela Defaziom lo aveva respinto ritenendo quella condanna nopn congria al grave reato contestato, anche se si trattava di un «pentito». Cosi, ieri, i due avvocati hanno scelto il rito abbreviato in modo da sfruttare lo sconto di pena previsto dal codice. Il pubblico ministero Paola Mossa ha chiesto una condanna a tre anni.
Millo era conosciuto come «il Marziano» per la sua forza erculea, appunto extraterrestre. Lavorava come abusivo tra San Giuliano e piazzale Roma, ma guadagnava soprattutto con la droga e la vendeva per conto della banda dei mestrini, sostengono i suoi accusatori. Stando alla ricostruzione, i killer erano entrati nella pizzera «Al Poggio» di Rio terà San Lonardo, dove quella sera Millo cenava con un amico e il fratello e lo avevano colpito senza neppure ferire i suoi commensali.
Levorato ha sempre ammesso di aver aiutato a fuggire «Bombolo» e Padovan, sostenendo nella prima versione che però non era stato lui ad accompagnarli fino a Cannaregio, ma che li aveva attesi a Murano per poi nasconderli. Nell'ultima versione ha aggiunto che neppure sapeva da quale azione venivano, insomma ha negato di aver saputo che l'obiettivo era quello di uccidere Millo. Anche durante l'omicidio di Doriano Viannello, materialmente ucciso da Gastone Battistin per conto di Giovanni Giada, Levorato guidava la barca.

Giorgio Cecchetti