Una stilista africana di grido dà lavoro ai laboratori veneti

JESOLO.«Creando abiti e borse col Bogolan, stoffa che le donne africane del Malì tingono con le erbe e la terra, faccio lavorare molti laboratori del Basso Piave, di Treviso e Milano nell'ambito di un progetto imprenditoriale che valorizza produzioni dell'Africa altrimenti destinate a scomparire».
Si potrebbe definire un riuscito caso di «delocalizzazione inversa» quello che vede protagonista Alvine Djatsa, stilista e designer camerunese di 38 anni, conosciuta nel mondo delle creazioni di moda con il nome d'arte di «Alvine Demanou» e presidente fondatrice, assieme a una decina di illuminati professionisti fra Jesolo, San Donà e Musile, di «Variances Terre». La Srl che incastona l'artigianato africano nella produzione veneta attraverso la creazione di prodotti di successo, lanciati nel mercato europeo da marchi prestigiosi come Caleidos e Bybios. Una collaborazione iniziata nel 2006 e costellata di solidarietà transcontinentale attraverso una organizzata rete di contatti che coinvolge tra gli altri la famiglia Tamburini, proprietaria di Caleidos e la fondazione San Zeno di Verona, che hanno sostenuto il progetto «Cuore a Cuore» generando lavoro e profitto in paesi più svantaggiati come Camerun, Malì e fra poco in Zaire, stabilendo il quartier generale a Jesolo. Una vera e propria eccezione in controtendenza nella delocalizzazione della produzione nei paesi dove la manodopera costa meno, fenomeno che nel Nordest riguarda più del 60% delle aziende con almeno 50 addetti.
«I veneti? - esordisce Alvine Demanou - nessuno ti aiuta meglio di loro se hai davvero voglia di fare. All'inizio mi sono adattata ai lavori più umili, poi in molti mi hanno sostenuto, soprattutto a Musile dove risiedo. Il mio esempio punta a dare coraggio agli immigrati e fornire un mestiere ai miei connazionali. Più che donarmi i pesci, i veneti mi hanno insegnato a pescare fin da quando sono arrivata nel 2000 col pancione, dopo il matrimonio con mio marito dal quale ho avuto due figli. In Italia ho realizzato un sogno, quello di diventare stilista dopo la laurea in giurisprudenza che ho conseguito all'università di Yaunde. Attualmente stanno producendo le mie creazioni otto laboratori italiani - conclude la stilista - la maglieria a San Donà e Castelfranco Veneto, giacche e cappotti a Noventa, abbigliamento da donna a Milano. In Africa lavorano per noi una decina di artigiani del Camerun della cooperativa «Les petales» e alcune donne del villaggio Bamako nel Mali, che riproducono antichi simboli del popolo Bambara disegnati da me sulla stoffa Bogolan. Presto partirò per lo Zaire per aggiungere alla mia produzione la pregiata tela «Kiwù».
(Francesco Macaluso)