«Un'autentica rivoluzione Ma saremo preparati»

Cambiamento di mentalità. Modo di lavorare diverso. Autentica rivoluzione. Questi i concetti sottolineati da alcuni dei primari che hanno assistito alla presentazione del nuovo ospedale. «Questa struttura ci permetterà di sfruttare la nostra professionalità - dice Alfredo Saggioro(Gastroenterologia) - Avremo strumenti che ci consentiranno di uniformare le procedure. Non sarà più come adesso. Non tutti potranno continuare a venire in ospedale. E dovremo essere anche noi a contribuire a creare strutture sul territorio».
Per il primario di Pediatria Giovanni Battista Pozzan«è un'opera ambiziosa che, certo, richiederà un modo di lavorare diverso rispetto all'attuale. Ma credo che saremo pronti». Più pronti di altri sono senza dubbio Elvio Polesel(Cardiochirurgia) e Vittorio Dorrucci(Chirurgia vascolare). Da tre anni hanno, in un certo senso, precorso la strada che tutti gli altri dovranno percorrere, condividendo sale operatorie, degenze e posti letto di terapia post-intensiva. «Il nuovo ospedale ci offre spazi e potenzialità maggiori rispetto all'attuale - spiega Polesel - La struttura è fantastica, fa un'enorme impressione. Certo, serve una rivoluzione nel modo di approcciare la cura del paziente».
Di rivoluzione nel concetto di gestione della sanità pubblica e, quindi, di maggiore efficienza parla anche il direttore di Dermatologia Patrizio Sedona. «Non nego che potranno esserci delle resistenze, vecchie abitudine da superare e fatti contingenti che potrebbero creare qualche difficoltà - ammette - Ma dal momento in cui si dovrà lavorare nella nuova struttura si supereranno». Sedona, in particolare, è uno di quei direttori che si troverà a lavorare su più fronti: Venezia, Mestre, territorio. Decisiva sarà quindi la capacità di gestire una diversa organizzazione di spazi e uomini.
Fiducioso anche Giorgio Marchiori(Sit). «Le prospettive per uscire dalla staticità attuale e andare verso una piena innovazione ci sono tutte - afferma - Bisognerà fare attenzione al fatto che la direzione di tutto resti saldamente in mano al pubblico («ai privati non andrà la gestione di nessun servizio sanitario», aveva ricordato nella sua introduzione il direttore generale Padoan, ndr). E soprattutto bisognerà non perdere altro tempo nell'integrazione tra ospedale e servizi da trasferire al territorio e nelle sinergie con le altre Asl».
Infine anche Michele Sicolo(rappresentante della Cimo) sottolinea la necessità di rafforzare concretamente il territorio a fronte di un ospedale che sarà solo, come ribadito dal direttore sanitario Ugo Coli, «per acuti e acutissimi» (m.sca.)