Presentata la diga foranea del Lido

VENEZIA.Una muraglia lunga un chilometro e alta quattro metri. Ieri pomeriggio in commissione Legge Speciale, il Consorzio Venezia Nuova e il Magistrato alle Acque hanno illustrato ai consiglieri il nuovo progetto per la diga foranea al Lido. Nel groviglio di pareri, ricorsi e «condizioni non rispettate», il Comune è ora chiamato a dire la sua sulla diga del Lido. Era in origine una richiesta del Comune, per sperimentare «opere alternative» e ridurre l'impatto della marea in entrata. Ma strada facendo le dighe si sono trasformate in «opere complementari al Mose». Protezioni cioè che dovrebbero essere costruite per realizzare la conca di navigazione, a sua volta funzionale alle dighe mobili.
Nel novembre del 2002, la proposta del Lido era stata bocciata anche dalla commissione Via regionale. Poteva provocare variazioni sulle acque della laguna nord e delle valli da pesca. Un anno dopo, il progetto è stato leggermente modificato e inviato al Comune per il parere. La diga, curvilinea, mezzo chilometro al largo de faro di San Nicolò, occuperà con sassi e protezioni in cemento un'area di 55 mila metri quadrati in mare, a una profondità tra 8 e 10 metri. Costerà 25 milioni di euro e sarà alta 4 metri sul mare. Secondo il progettista Alberto Scotti, che ieri ha spiegato insieme all'ingegner Volpe del Magistrato alle Acque i dettagli del progetto, «risponde alle indicazioni avute del Comitatone e non ha impatti». Ridurrebbe insomma - insieme alle spallette del Mose e agli interventi - la marea di 4 centimetri. Dati che la commissione tecnica di Ca' farsetti aveva contestato anche lo scorso anno, dando il suo parere negativo poi sfociato nel ricorso al Tar da parte del Comune. Un ricorso di cui nessuno più si ricorda, ma che è ancora pendente. «Noi dovremo valutare quel progetto», dice il presidente della commissione Flavio Dal Corso, «anche sulla base degli 11 punti accolti dal Comitatone e mai messi in pratica». Erano le condizioni per cui il Comune aveva dato il suo via libera alla prosecuzione del progetto, ma quelle sperimentazioni - proprio al Lido - non sono mai state avviate. «E qust'anno», dice Dal Corso, «c'era tutto il tempo di farlo, anche perché non abbiamo avuto nemmeno un'acqua alta sopra i 110. Il Mose non sarebbe mai servito».
Secondo Carlo Giacomini, già componente della commissione Via nazionale licenziata dal ministro Matteoli, il nuovo progetto non dà risposte alle indicazioni del Comitatone di ripristinare per quanto possibile i fondali alle condizioni dell'Ottocento».
Si riaccende la polemica, insomma. E sulla nuova grande diga al largo del Lido (quella di Malamocco è già quasi finita, quella di Chioggia sta per partire) si concentrano di nuovo i malumori delle tante di forze di maggioranza (Verdi Rifondazione, ma anche Ds e Gruppo Misto) che non hanno mai digerito quel «via libera» del Comune al governo sul progetto Mose.
Mancati finanziamenti a parte (nella Finanziaria 2004 non c'è una lira), si dovrà ora decidere la reale utilità di quella nuova diga. La commissione si riunirà giovedi prossimo per aascoltare il parere del Comitato tecnico comunale. Prima di Natale, il voto in Consiglio. (a.v.)