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Giulia SacchiPrima le difficoltà nel reperimento di materie prime e l'aumento dei prezzi, poi la stangata del caro-energia, ora la mazzata del calo degli ordini, con il conseguente aumento delle richieste di cassa integrazione.La situazione che stanno vivendo diverse realtà della provincia, tra cui alcune di grosse dimensioni, è stata definita preoccupante dai sindacalisti Gianni Piccinin (Fim) e Roberto Zaami (Uilm). Da Electrolux a Zml (Gruppo Cividale), da Jacuzzi a Savio, per arrivare, con i dovuti distinguo, alla Cimolai spa e alla Luigi Cimolai Holding spa (stando bene attenti a non confondersi con la Cimolai Technology di Roberto Cimolai, che controlla il Centro Servizi a San Quirino appartenuto al fondatore Armando e che nulla ha a che vedere con le difficoltà finanziarie), l'autunno si è aperto all'insegna delle difficoltà, tant'è che le forze sociali non esitano a parlare di una nuova fase di crisi.«Stiamo vivendo mesi contraddistinti da un'incertezza che è preoccupante - hanno commentato Piccinin e Zaami -. Le richieste di cassa sono in aumento e non più per fare fronte a problemi legati a costi e materie prime, ma perché a mancare sono gli ordini. Ci sono imprese, soprattutto le più piccole, che temono di non arrivare a primavera con questi presupposti».A rallentare, come conseguenza, sono anche investimenti e assunzioni: i timori per l'occupazione non sono da poco. Guardando ai grandi gruppi, Electrolux sta patendo una domanda del mercato in forte contrazione in Europa e Usa, con un ritmo ancora più accelerato di quello registrato nel secondo trimestre, a causa dell'elevata inflazione sugli acquisti di beni durevoli e della bassa fiducia dei consumatori. «In tutti gli stabilimenti della multinazionale è stata aumentata la richiesta di cassa - hanno ricordato Zaami e Piccinin -. A Porcia si stima di chiudere il 2022 con una produzione che si attesta sui 740 mila pezzi, quando la soglia di sostenibilità per la fabbrica di lavatrici indicata nell'accordo del 2014 era di 750 mila. E a costi di esercizio che si attestavano sui livelli dell'epoca, non su quelli di oggi. Il problema è che si sono perse importanti fette di mercato».Ordini dimezzati rispetto al 2021 alla Jacuzzi di Valvasone: da lunedì scattano di nuovo gli stop produttivi. C'è lavoro per due o tre giorni la settimana. E pensare che appena un anno e mezzo fa si era registrato un importante incremento dei volumi che aveva portato a ritmi di lavoro serrati. Una situazione di difficoltà che ha portato l'impresa a rinnovare solamente 8 dei 18 contratti a termine.Alla Zml di Maniago c'è un piano di ristrutturazione in atto da tempo e si sta usufruendo della cassa: a preoccupare i sindacati sono le prospettive. Il calo dei volumi sta impattando negativamente sui reparti ghisa e alluminio. La divisione rame è più versatile, ma comunque i costi energetici sono una mazzata.Calo produttivo legato all'andamento generale del mercato alla Savio di Pordenone (non si sta usando la cassa), in cui gli investimenti sull'automazione, da circa 20 milioni, potrebbero produrre una quarantina di esuberi. Ma l'azienda, ora in mano alla società belga Vandewiele, ha fatto sapere di voler mettere in campo azioni per assorbire le eccedenze. Nel secondo semestre del 2022 si andrà, comunque, a recuperare l'andamento negativo di inizio anno: si stima di arrivare a pareggio.Infine la Cimolai spa e la Luigi Cimolai Holding spa, che hanno un portafoglio ordini da 800 milioni ma difficoltà finanziarie legate a contratti derivati che consentono di gestirlo. Il colosso delle costruzioni in acciaio sta per presentare il ricorso per accedere agli strumenti di riduzione della crisi. Il concordato in bianco, o con riserva, non è l'unica strada al vaglio. A fine settimana sapremo qualcosa di più preciso, mentre il mondo della subfornitura osserva molto interessato e coinvolto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA