Variante alla provinciale 80 bocciata dall'anticorruzione

Luana de Francisco / porpettoUn progetto «carente sotto diversi aspetti», capace di fare schizzare i costi e portare così «a un incremento contrattuale pari al 37,6 per cento» e di determinare una «notevole dilatazione» dei tempi di esecuzione dell'opera, soltanto in parte ascrivibili a ragioni di natura economica e pandemica. È una bocciatura a tutto tondo quella che l'Autorità nazionale anticorruzione ha fatto recapitare in questi giorni a "Fvg strade" per i lavori di costruzione della variante alla strada provinciale 80 di Porpetto e San Giorgio di Nogaro. Rilievi cui la società friulana, subentrata in corso d'opera nella titolarità dell'appalto (originariamente in capo all'allora Provincia di Udine), ha prontamente ribattuto, ricordando come la competenza e la responsabilità sull'intervento siano state nel frattempo nuovamente trasferite. Per l'esattezza, dallo scorso 1° gennaio, all'Ente di decentramento regionale di Udine.Intanto, però, le osservazioni restano e rischiano di finire anche sul tavolo della Corte dei conti e su quello della Guardia di finanza. Poi, sarà di nuovo l'Anac, una volta completato l'esame della procedura, a tirare la riga su eventuali provvedimenti amministrativi (dalla reprimenda alle sanzioni). È stato l'esorbitante aumento dei costi dell'appalto, messo a gara per oltre 7 milioni di euro e aggiudicato il 31 luglio 2015 alla "Brunelli Placido Franco srl" (cui nel 2020 è subentrata la "Ferrari ing. Ferruccio srl"), a dare spunto all'indagine, con particolare attenzione per le varianti di volta in volta approvate e per l'incremento di spesa apportato in sede di redazione del progetto esecutivo.Nella nota inviata dal presidente di Anac, Giuseppe Busìa, fra gli altri, anche alla Regione Friuli Venezia Giulia, si evidenza tra l'altro come «nel progetto definitivo non fosse stata effettuata la verifica sismica delle scarpate» e come questo avesse quindi reso necessario, successivamente «prevedere una banca stabilizzatrice, utilizzando tecniche di contenimento dell'occupazione del suolo». Non, quindi, «un'ottimizzazione delle aree di esproprio», come spiegato dal rup, ma a seguito di precedenti carenze progettuali.«Modifiche - si legge nel documento dell'Anac, con riferimento, per esempio, alle integrazioni di indagini ambientali, geognostiche e celerimetriche, giustificate in termini di «ulteriori approfondimenti» - per lo più conseguenti a una non accurata valutazione dello stato dei luoghi in sede di redazione del progetto definitivo». E ancora, non «migliorie al progetto», bensì correttivi volti a tamponare «manchevolezze» e «criticità in parte emerse già alla conferenza dei servizi». Due esempi su tutti: l'assenza di uno studio idraulico adeguato e la poca compatibilità dell'asse viario con la rete autostradale interferente.Profili di responsabilità sono stati ipotizzati anche a carico dell'appaltatore, per non avere controllato sulla validità tecnica del progetto fornito dal committente «anche in relazione - precisa l'Anac - alle caratteristiche del suolo». --