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La protestaAlle Terme di Gradoniente sabbiatureSiamo giunti ormai alla fine dell'estate e si possono accogliere evidenti segni di soddisfazione da parte degli operatori turistici per l'aumento delle presenze nei luoghi di villeggiatura per il rinnovato desiderio di divertimento, relax, e cura dopo i tempi della pandemia. Nella vicina Grado peraltro, per il terzo anno consecutivo, non è stato attivato il servizio delle Terme che praticava le sabbiature. La psammatoterapia, cioè la cura del fisico mediante l'utilizzo della sabbia riscaldata dal sole, è infatti una disciplina conosciuta e applicata fin dall'antichità e gli studi medici sui positivi effetti biologici sono unanimi nel riconoscere la bontà e l'efficacia di tali cure per i soggetti traumatizzati o artrosici e per chi esercita attività sportive impegnative. Negli anni'60 e'70 confluivano a Grado tra gli altri, numerosi calciatori, tra cui ricordo i nazionali Gigi Riva e Mariolino Corso, che trascorrevano nella località lagunare le classiche due settimane per sottoporsi a tale prassi. Due anni fa, con la scusa del Covid19 è stata sospesa tale pratica e da allora non è stata più ripristinata. Non ci sono stati comunicati ufficiali da parte dei soggetti preposti che spieghino la motivazione di questa decisione; alla segreteria dell'Azienda di Cura e Soggiorno rispondono laconicamente che il servizio non è attivato. Ritengo che la decisione di non riproporre le terapie, forse motivata dalla scarsa remunerazione, sia ingiustificata e poco lungimirante. Frequentavo da anni, assieme a numerosi utenti e soggiornanti, le Terme gradesi per le sabbiature, trattamento del tutto sostenibile, naturale e soddisfacente. Mi auguro che con la prossima stagione estiva non abbia a ripetersi questa défaillance, che priva la località di un servizio e di una tradizione unanimemente apprezzati. Enrico Bulfone. UdineA ManzanoNo alle demolizioninel Parco SartoriIl contenzioso tra il Comune di Manzano e la proprietà del parco Sartori è arrivato al Tar. Tale contenzioso potrà incidere negativamente se la demolizione di alcune strutture sarà effettiva. La zona del Manzanese, e non solo, perderebbe parte dell'area da sempre adibita a scopi sociali e ricreativi, luogo di feste per le famiglie e bambini, ma anche di confronti e di iniziative culturali che davano un servizio a tutto il territorio. Mi auguro che il ricorso ai giudici amministrativi vada a buon fine e si trovi una soluzione alternativa alla demolizione che porterebbe un grave danno alla comunità della zona. Giovanni Jenco PaoloniPremariaccoVangeliCosa possonoinsegnarci i poveriC'è una frase nel Vangelo di Luca che mi ha sempre attirato, è la prima beatitudine proclamata da Gesù: "Beati i poveri". Ce n'è un'altra invece, terribile, che mi è toccato sentire in questi giorni: "Servire i poveri è una perdita di tempo e una fatica inutile". Questo non lo posso accettare! Primo perché "In ciò che si ama non si sente la fatica" (S. Agostino); secondariamente le esperienze vissute accanto a chi è triste, solo, indigente, contribuiscono alla crescita umana e spirituale... ti danno, insomma, il "gusto di vivere". Mi è sempre stato facile avvicinarmi a loro, chiamarli per nome, cogliere l'angoscia nei loro sguardi, intuire i loro stati d'animo, immedesimarmi ed "impastarmi" nei loro pensieri, nei loro sentimenti, nella loro storia... e sapete perché? Perché ci sono passato e rivivo con loro le mie stesse esperienze. Per dirla senza troppi giri di parole, potrei fare la vita da pensionato (da tempo ho passato i 70), ma non mi appassiona, non ne ho la stoffa. Non voglio perdere la capacità di vivere la "compassione". Ciò premesso, sia ben chiaro che non sono qui ad elemosinare complimenti, è solo la prossimità che chiede il Vangelo. "È tramite i poveri che Dio bussa nel nostro cuore" (P. Pio). Ho notato (per quanto strano possa sembrare) che le persone più serene e tranquille sono quelle che in realtà si accontentano di quel poco che hanno, a volte hanno perso tutto ma hanno conservato la semplicità d'animo, la purezza nello sguardo, la dignità di chi ha la coscienza pulita e il santo timor di Dio. Spesso le piccole azioni possono assumere un grande valore, basta veramente poco per rendere meno pesante la loro fatica di vivere: aiutarli nei bisogni pratici di ogni giorno, condividendone il peso, ha il pregio di renderli felici; pregare con loro e per loro, anche questo è un atto d'amore. È proprio vero: "I poveri li avrete sempre tra voi" (Gesù nel Vangelo). Tra le tante esperienze "operative" che sto vivendo, ritengo far cosa giusta metterne alcune in prima linea (userò nomi di fantasia). Mi viene in mente la confidenza di Franca: "Abito in una casa vecchia senza comodità, i mobili sono recuperati dalle discariche e sistemati dal mio defunto marito, indosso vestiti di seconda e terza mano, non ho «interessi» da difendere, mi sento libera perché ho la fede". Posso anche riferire le parole di Mario, col quale non mi è stato difficile instaurare un legame vero e solido, è dotato di una inclinazione naturale a fare del bene. Dopo aver perso il lavoro, vive solo e in evidente difficoltà economica. Per quanto ne so, fa un pasto al giorno, eppure è sempre il primo ogni volta che serve una mano nel volontariato. Un giorno mi ha detto: "Non è perché sono povero che mi sento infelice". Ultimamente sto seguendo da vicino la situazione della signora Vilma, alla quale porto la Comunione la domenica. È una persona molto provata dalla vita. Sono rimasto senza parole nel sentirmi dire: "Se mi è possibile vivere ancora è perché mi porti Gesù... e questo mi basta! Solo con Lui trovo la forza per continuare a salire il mio calvario, solo con Lui mi sento ricca nonostante la mia povertà". Avessi io la sua robusta fede! Non aggiungo altro se non le parole di Bergoglio: "In questa società cinica ed ambigua a volte i bisogni di poveri finiscono per dare fastidio". Egidio Marin Diacono permanenteCassacco