Distretti del commercio Marchiori: «È tutto fermo»

Martina MiliaDistretti in stallo. Il progetto del Pordenonese è stato presentato alla Regione a maggio e chiede un finanziamento di 3,8 milioni di euro per mettere in campo una serie di azioni che diano ossigeno al commercio e lo trasformino: dagli armadietti dove depositare o farsi recapitare gli acquisti nei negozi fisici della città, all'arredo urbano; dal verde alle iniziative per animare il centro.A distanza di quasi quattro mesi, però, «è tutto fermo, bloccato in Regione. È necessario muoversi se vogliamo dare davvero una mano al settore, la Regione batta un colpo». La richiesta, energica, arriva dal presidente di Sviluppo e territorio, Alberto Marchiori, "papà" dei distretti in salsa friulana. «Il presidente Fedriga - ricostruisce Marchiori - ci aveva dato incarico, come Confcommercio e Comune di Pordenone, di elaborare un progetto pilota per creare i distretti del commercio in regione. In tempo di pandemia abbiamo posto le basi affinché questo venisse poi recepito dalla legge Sviluppo impresa. Così è stato e noi ci siamo subito messi al lavoro».Ne è nato un percorso che ha visto i "distretti" - aree territoriali più o meno omogenee - predisporre piani finalizzati alla rigenerazione dei centri cittadini, mettendo assieme provvedimenti di urbanistica e mobilità. A Pordenone è stato creato "The Great distretto", che unisce Pordenone, Aviano, Cordenons, Fontanafredda, Porcia, Roveredo in piano, San Quirino, Zoppola" e i Comuni hanno anche modificato lo statuto di Sviluppo e territorio affinché potesse diventare distretto indicherà come manager Sviluppo e territorio. Hanno chiesto di entrare nel distretto pordenonese anche chiesto di entrare l'Ascom di Udine e il Comune di Tavagnacco. A maggio l'invio del progetto con richiesta di finanziamento alla Regione - in base alla legge creata -, ma da allora nessuna risposta. «I distretti sono coordinati dal capoluogo - ricorda Marchiori - in un ottica più ampia: ognuno può presentare progetti a livello singolo o di distretti e si può approfittare di questa ensemble per partecipare a bandi europei o nazionali rappresentando almeno 50 mila abitanti. Però siamo ancora fermi. Se ci avessero finanziato per la struttura dei distretti avremmo potuto partire anche con la progettazione europea, i bandi non mancano. Dalla Regione - prosegue Marchiori - ci aspettavamo almeno uno stanziamento, come avviene in Veneto, per pagare il manager di distretto. I tempi sono troppo lenti, bisogna accelerare se vogliamo attrarre investimenti». L'osservatorio nazionale sulle imprese «ci dice che nel nostro settore ci saranno molti "morti" e nel nostro territorio la situazione non sarà migliore». Un altro tema che va sbloccato, secondo Marchiori, è «l'estensione del superbonus nell'edilizia includendo il terziario che è stato escluso, paradossalmente, come se questo settore non avesse consumi. La misura del 110% è stata un'esagerazione, perché l'importo è esagerato. Ma il meccanismo è sicuramente stato una manna per sbloccare il settore dell'edilizia e migliorare il patrimonio. Tuttavia ha drogato il mercato, facendo lievitare i costi delle materie prime. Abbiamo visto un po'quello che accadde con la Tremonti bis, con il proliferare di capannoni che rimasero vuoti. A nostro parere si potrebbe salvare la funzione positiva della misura, pensando a incentivi più bassi, ma permanenti, da estendere anche al terziario. Non sarà certo con gli 800 euro dei ristori - uguali per le grandi aziende e per le piccole - che risolveremo il problema della spesa energetica». --© RIPRODUZIONE RISERVATA