Le armi non erano da guerra annullate due condanne

Luana de Francisco / tarcentoUna cosa sono le armi da guerra, un'altra quelle comuni da sparo. Perché, al di là del loro valore e della potenzialità offensiva, è attorno a tale classificazione che si gioca la possibilità o meno di detenerle in Italia. Ne sanno qualcosa i due collezionisti friulani che in questi giorni hanno visto ribaltata dalla Cassazione la sentenza con cui la Corte d'appello di Trieste, nell'ottobre del 2020, aveva confermato le condanne rispettivamente inflitte nell'aprile del 2018 dal gup del tribunale di Udine: 2 anni e 20 giorni di reclusione e 4 mila euro di multa a Flavio Pes, 51 anni, di Enemonzo, e 1 anno, 4 mesi e 20 giorni di reclusione, sospesi con la condizionale, a Cristian Polonia, 51 anni, di Villa Santina.Assistiti entrambi dall'avvocato Francesco Vespasiano, hanno ottenuto l'annullamento della sentenza e il rinvio per un nuovo giudizio ad altra sezione dei giudici di secondo grado: per quanto riguarda Pes, limitatamente al fucile M95 Steyer-Mannlicher, mentre per Polonia rispetto all'intera imputazione, che includeva quattro caricatori (tre per fucile Beretta Mb59 e uno per fucile Beretta Ar70/90) e 111 proiettili calibro 9x19. Nell'impugnazione, la difesa aveva eccepito l'«erronea applicazione della legge penale», nonché la «carenza e illogicità di motivazione», con riferimento alla qualificazione delle armi o parti di esse e delle munizioni che erano state trovate nelle loro rispettive abitazioni, contestando in tal modo le conclusioni del perito nominato dal giudice di primo grado. Il sostituto procuratore generale, Giovanni Di Leo, aveva invece chiesto che i ricorsi fossero dichiarati inammissibili.Presieduta dal giudice Stefano Mogini, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha ritenuto buona parte dei motivi proposti dalla difesa fondata. Quanto a Pes, è stato giudicato «inconcludente» il rilievo secondo cui il fucile dovesse essere ritenuto destinato «al moderno armamento» solo per essere stato impiegato dall'esercito austro-ungarico durante la Prima guerra mondiale. Da qui, la richiesta di rinnovare la valutazione sul punto. Quanto a Polonia, gli ermellini hanno innanzitutto ricordato come sia «la più recente e consolidata giurisprudenza di legittimità» a ritenere qualificabile come arma comune da sparo la pistola semiautomatica Beretta calibro 9x19 parabellum, con il corrispondente munizionamento. È invece al Banco nazionale di prova, ossia all'ente di diritto pubblico incaricato di verificare ogni arma prodotta, importata o commercializzata in Italia, che la Cassazione si è richiamata per "riabilitare" anche i caricatori, escludendoli dal novero delle armi da guerra.Era stata la segnalazione, nel 2014, di due operai friulani che avevano notato nei boschi di Artegna due uomini del posto perlustrare il suolo con il metal detector a mettere in moto la macchina investigativa. Il prosieguo delle indagini aveva consentito agli inquirenti di individuare nei Balcani uno dei canali di importazione illegale di armi destinate a collezionisti e appassionati di cimeli. L'inchiesta, denominata "Militaria", aveva finito per coinvolgere complessivamente quattro friulani. --