Venti casi accertati Disinfestazione e vertice dei sindaci con la Regione

Alessandro CesareSono arrivati a quota venti i contagi del virus West Nile tra gli esseri umani. In Friuli Venezia Giulia, come reso noto dalla Regione, sono risultate positive sedici persone nell'ex provincia di Pordenone, uno a Gorizia, tre nell'udinese. Per limitare la proliferazione delle zanzare adulte portatrici del virus, si è scelta la strada della disinfestazione notturna delle vie alberate, dei parchi, delle aree verdi e dei cimiteri.Per ora le operazioni hanno riguardato i comuni di Pagnacco, Tavagnacco, Povoletto, Tricesimo, Reana del Rojale, Udine, Pasian di Prato, Campoformido, Sacile, Fontanafredda, Porcia, Pravisdomini, Cordenons, Vivaro, Chions e Pordenone. Ieri notte è stata la volta di Palmanova, Bagnaria Arsa, Santa Maria la Longa, Trivignano Udinese, Gonars, Visco e Aiello del Friuli, mentre oggi è già previsto un secondo passaggio di interventi di tipo larvicida nei comuni della Destra Tagliamento dove già è stata realizzata la disinfestazione.Il punto della situazione è stato fatto ieri dal vicegovernatore con delega alla salute Riccardo Riccardi, assieme ai sindaci dei territori interessati o lambiti dal virus, e dai presidenti degli Ambiti sanitari.Il protocollo prevede, dopo la conferma di una positività al virus, con le analisi che vengono condotte da un laboratorio pubblico di malattie infettive, la pianificazione della disinfestazione. Si interviene su un raggio di 500 metri da dove è stato registrato il caso di infezione umana (4 chilometri se il virus è stato rinvenuto su una specie animale), con l'utilizzo di un prodotto derivante dal piretro di bassa tossicità per l'ambiente. Si tratta del Cipex, prodotto fitosanitario che, come precisato dalla Regione, si autodegrada al suolo dopo due o tre ore dallo spargimento, avendo però un'efficacia contro le zanzare adulte dalle sei alle otto settimane.Tra le raccomandazioni alla popolazione che vive nelle aree coinvolte dalla disinfestazione, ci sono quelle di chiudere le finestre, di non tenere il bucato all'esterno ad asciugare e di chiudere in casa gli animali durante le operazioni, oltre a quella di consumare gli ortaggi (lavandoli) 72 ore dopo il passaggio della ditta specializzata. Un fattore decisivo è la velocità dell'intervento, da qui il poco preavviso dato a Comuni e residenti, che di solito non supera mai le 48 ore. A garanzia degli alveari e degli apicoltori, la ditta ha a disposizione un sistema che mantiene a dovuta distanza il raggio di azione della sostanza nebulizzata (gli apiari sono geolocalizzati), garantendo una lontananza di circa 400 metri. Sulla necessità di intervenire, peraltro solo dopo che il caso di West Nile è stato accertato, la Regione ribadisce come la prevenzione risulta essenziale per evitare rischi alla popolazione, visto che non esistono vaccini e terapie specifiche. «Osservate le regole indicate a livello precauzionale, non c'è nulla di cui preoccuparsi - sostiene Manlio Palei, direttore del Servizio prevenzione, sicurezza alimentare e sanità pubblica e veterinaria della Direzione centrale salute della Regione Fvg -. Il prodotto utilizzato è una cipermetrina, che è un derivato del piretro, ha una scheda tecnica approvata dal ministero della Salute e da anni viene utilizzato per i casi di disinfestazione».Nonostante tutte le rassicurazioni, c'è chi resta scettico. È il caso del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Cristian Sergo che chiede metodi alternativi per la disinfestazione: «Si stanno impiegandosi prodotti potenzialmente nocivi, per le api ma anche per altri insetti, per gli esseri umani e per altri animali. Da qui la necessità - conclude l'esponente pentastellato - di adoperarsi per soluzioni alternative, meno impattanti o a impatto zero per l'ambiente e la biodiversità». --© RIPRODUZIONE RISERVATA