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Mattia Pertoldi / udineLa giunta ottiene un nuovo via libera a maggioranza, ed è il secondo questa settimana, per il disegno di legge varato a metà mese dall'esecutivo regionale, su iniziativa dell'assessore Sergio Bini, che ridisegna la montagna friulana con una particolare attenzione ai mesi invernali. Uno strumento, quello pensato dall'assessorato alle Attività produttive, che nelle intenzioni di Bini ha come obiettivo la valorizzazione e la migliore gestione del territorio montano destinato al turismo degli sport invernali prevedendo una diversa e moderna disciplina degli impianti a fune, delle aree sciabili attrezzate e delle piste destinate alla pratica degli sport sulla neve.Una delle novità principali è legata alla definizione, sostanziale, dei poli turistici montani inseriti in un elenco specifico - successivamente modificabile con un decreto della presidenza della Regione - e che è formato dalle zone dove, fino a oggi, sono stati realizzati impianti di risalita, piste da sci (fondo e discesa) e dove sorgono le strutture ricettive. I poli, dunque, saranno sei: Sella Nevea (Comuni di Resia e Chiusaforte), Ravascletto/Zoncolan (Ravascletto e Sutrio), Piancavallo (Aviano e Budoia), Tarvisio (Tarvisio e Malborghetto-Valbruna), Sappada/Forni Avoltri (Sappada e Forni Avoltri) Forni di Sopra/Sauris (Sauris e Forni di Sopra).Da annotare, inoltre, come gli impianti vengano suddivisi in tre categorie. La prima comprende le strutture a fune e gli ascensori, in servizio di trasporto pubblico generale, che costituiscono, da soli, in proseguimento oppure in parallelo con altre linee, un collegamento tra strade o ferrovie e centri abitati oppure tra i centri stessi, e che sono realizzati con veicoli chiusi. La seconda gli impianti a fune e gli ascensori a uso sportivo oppure turistico-ricreativo in esercizio pubblico e la terza le strutture in uso privato e tutte quelle non rientranti nelle prime due. Una divisione che andrà a impattare anche sulle autorizzazioni per i nuovi impianti le cui concessioni potranno essere pari a 30 anni per le strutture di prima e seconda categorie e 20 per quelle di terza.Il testo, dopo essere stato approvato dalla II e IV Commissione consiliare, si appresta ad andare in Aula a metà mese. «Il disegno di legge è aperto ai molti suggerimenti - ha detto Bini -, proposte e contributi, secondo quel metodo di ascolto e dialogo che ha sempre caratterizzato il nostro operato. A tal riguardo stiamo preparando gli emendamenti di giunta che puntano ad arricchire ulteriormente il provvedimento che verrà sottoposto all'Aula». Tra le possibili modifiche ci sono quelle, in risposta a sollecitazioni arrivate dai dem Sergio Bolzonello ed Enzo Marsilio, a inserire il progetto all'interno del piano Montagna 365 non limitandolo, quindi, al solo impatto invernale. «Ma sia chiaro - ha sottolineato l'assessore - che sono soldi pubblici e vanno spesi con attenzione».Non soltanto, però, perchè Bolzonello, dopo aver sostenuto che, così scritto, il testo non si presta a essere uno strumento di lavoro unico per la pianificazione del turismo montano, ha evidenziato come, a suo dire, sia un errore escludere la Valcellina per la parte di Barcis e ha aggiunto le perplessità sul futuro di PromoTurismoFvg. «Il provvedimento ne sancisce la fine - ha detto - perché dovrebbe essere un ente d'indirizzo, invece questo ruolo lo si porta nella direzione regionale delle Attività produttive. Lapidaria la risposta di Bini. «Il ruolo di indirizzo è in capo all'assessore, meglio se assieme alla giunta, su quelle che devono essere le politiche di sviluppo turistico ed economico - ha spiegato -. Questo significa che, almeno per questa legislatura, la linea di indirizzo la fornisce il sottoscritto. A cascata, seguendo la gerarchia, troviamo la Direzione centrale che ha una funzione di vigilanza e controllo nei confronti di PromoTurismoFvg, il quale altro non è che il braccio operativo delle scelte dettate dalla politica e, quindi, dall'amministrazione regionale». --© RIPRODUZIONE RISERVATA