La sanità durante la guerra, corsi e ricorsi della storia

In questo periodo fatto di emergenza sanitaria che coinvolge non solo l'Italia ma tutto il mondo, forse possiamo comprendere meglio e con cognizione di causa le straordinarie decisioni che furono prese dal Governo italiano in campo sanitario al fronte, durante la Grande Guerra. Con l'appoggio del Comando Supremo e dalla Casa Regnante, nonostante lo scetticismo e l'opposizione parlamentare, il 13 febbraio del 1916, a San Giorgio di Nogaro, in questa località del basso Friuli, che all'epoca costituiva un importante centro delle retrovie della III Armata, fu istituita una Scuola medica da campo denominata "Università Castrense" dove si svolsero corsi accelerati di medicina e chirurgia per oltre mille studenti aspiranti medici iscritti al V e V I anno accademico. Questa iniziativa traeva spunto da esigenze ben precise, riconducibili alle ingenti perdite sofferte dall'esercito italiano nel corso dei primi mesi del conflitto e alla penuria di medici impiegati in zona di guerra. Un provvedimento che consentì alla tanto vituperata "Italietta" , di non abbandonare, allo sbaraglio, e in prima linea, gli sprovveduti medici studenti coscritti. In questo Campus universitario, sotto la giurisdizione del Comando Supremo, i docenti di Medicina, che provenivano da tutte le facoltà del Regno, impartivano lezioni teoriche e pratiche con un orario settimanale che andava ben oltre le 50 ore, festività e domeniche comprese. Per questi giovani aspiranti medici, in questo paese che allora contava 11 ospedali da campo, avveniva il primo contatto diretta con la realtà della guerra: un tirocinio aspro e in qualche modo salutare - fatto di urgenze mediche e chirurgiche, fino ad allora totalmente sconosciute. Proiettati in mezzo agli altri, caricati da responsabilità più grandi di loro, chiamati spesso a decisioni senza appello, in questa clinica ospedaliera di guerra inizieranno a costruire quella "certezza di sè" che rimarrà la loro qualità più impressionante e distintiva. A cent'anni di distanza, si ripropone una straordinaria emergenza sanitaria e si anticipa in Italia l'inserimento degli allievi nelle corsie degli ospedali e nei pronto soccorso. Un provvedimento, che se fatto con tutte le garanzie del caso, forse potrebbe aiutare la conoscenza critica delle idee scientifiche e a preservare una visione unitaria del sapere medico in un'epoca in cui dominano sempre di più il riduttivismo scientifico e la frammentazione. -- Daniela Baldo