Morì schiacciato da una gru Iniziato il processo alla Cimolai

Laura BorsaniErano in corso in un piazzale esterno della Cimolai, a Monfalcone, le operazioni di smontaggio da parte della subappaltatrice Carber Service di una struttura destinata a New York, e l'operaio albanese di 35 anni, Ilnica Xhetan, era deceduto sul colpo schiacciato da una trave d'acciaio del peso di 4 tonnellate che gli aveva procurato innumerevoli traumi al torace.L'uomo era salito in quota, ad un'altezza di oltre 2 metri, procedendo con lo sbullonamento di una prima trave e a ruota era passato a quella successiva. Mentre Ilnica Xhetan era alle prese con lo "sganciamento" del "pilone" metallico adiacente, il gruista aveva iniziato la movimentazione della prima trave. Finita proprio contro quella sulla quale stava operando il 35enne. L'albanese era caduto, travolto dalle 4 tonnellate d'acciaio. Un infortunio tremendo.Era il 22 giugno 2016. Ieri al Tribunale di Gorizia, s'è aperto il processo per omicidio colposo, davanti al giudice monocratico Fabrizia De Vincenzi. Cimolai Spa è a processo quale responsabile civile. L'operaio era dipendente della società Carber Service Srl, sede legale Codogné (Treviso), chiamata in causa nel procedimento in relazione alla responsabilità degli enti, attraverso il legale rappresentante pro tempore Doriana Bernardi, 53 anni. Cinque gli imputati: oltre alla Bernardi, Omar Marchetto, 38 anni, preposto alla sicurezza della Carber, Alessandro Ros, 43, datore di lavoro per la Cimolai con funzioni di responsabile per la sicurezza e la prevenzione in materia di infortuni sul lavoro, Francesco Peloso, 49, in qualità di dirigente di fatto della Cimolai Spa, ed il gruista Raffaele Visintin, 57. La moglie e i due figli minori, nonché i tre fratelli dell'operaio deceduto si sono costituiti parte civile, rappresentati dall'avvocato Filomena Barrese.La Procura, con il pm Ilaria Iozzi, contesta a Bernardi di non aver messo a disposizione dei lavoratori attrezzature idonee a garantire condizioni di lavoro sicure e l'assenza di imbragature necessarie per le attività in quota; a Marchetto di aver impartito al gruista Visintin la disposizione di avvio alla movimentazione, nonostante la presenza dell'operaio sulla trave vicina e al gruista di di non aver provveduto a fermare le operazioni. A Ros e a Peloso la Procura contesta di aver consentito che preassemblaggio e montaggio venissero eseguiti in un'area diversa da quella propria da lavoro. Il pm fa poi riferimento alle verifiche durante il preassemblaggio delle travi circa il numero adeguato di viti e bulloni, come previsti da progetto. E ai basamenti in cemento armato di appoggio delle travi, ritenuti «non conformi» rispetto a quelli indicati dai disegni tecnici, oltre alla tipologia del materiale di spessoramento posto tra le basi e le travi, pregiudicando la stabilità del manufatto.Il tutto, sostiene il pm, in cooperazione colposa e violando le norme in materia di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gianantonio Malfa di Padova (Bernardi), Simone Guglielmin di Treviso (Marchetto), Bruno Malattia (Ros) e Antonio Malattia (Peloso e Visintin) di Pordenone. Cimolai è rappresentata dall'avvocato Locatelli, Carber dall'avvocato Orlandi.--© RIPRODUZIONE RISERVATA