La geografia dell'abbandono: Daltin racconta la fine dei paesi

È uscito, per i tipi di Ediciclo, "La teoria dei paesi vuoti" (144 pagine, 14 euro), di Mauro Daltin. Il romanzo sarà presentato domenica 15 con una passeggiata alla scoperta di Palcoda (alle 10 con partenza a piedi da Tramonti di Sotto).Alessandro Venier Anche i paesi vuoti hanno un'anima. Hanno testa, cuore, braccia e gambe. Anima e corpo. Dopo l'esuberanza della giovinezza e il tempo della maturità, arriva l'inevitabile discesa, quella che porta alla morte. E dopo inizia una nuova fase, «quella del ricordo o dimenticanza» scrive Mauro Daltin in "La teoria dei paesi vuoti" e il borgo si fa racconto, si muove e diventa altro, presidio e avamposto.Daltin ci accompagna per mano in quella che è una geografia dell'abbandono, ma prima ancora è geografia dell'anima, intima e universale. Un viaggio orizzontale e verticale, capace di mescolare a una narrazione essenziale, una riflessione sul paesaggio che per lucidità riporta alla mente i reportage di Martin Pollack. Divisi in gironi dei condannati, i borghi diventano anime attraversate, e il viaggio si fa discesa consapevole dal girone dei fragili e dei folli a quello degli annegati, da quello degli esclusi fino agli inquieti. Ci sono gli orologi fermi, c'è Portis, abbandonata dopo il terremoto del '76, unico luogo in Friuli in cui non avvenne la ricostruzione. C'è la resistenza della popolazione che provò a ricominciare lì da dove era scappata, ma la scossa di settembre e una pietra che distrusse il cartello furono il segnale, diventarono il simbolo di ciò che non poteva più avvenire. Ma quando effettivamente muore un paese? Nella riflessione sullo svuotamento, su quando si compia l'ultimo atto, le pagine ci portano al concetto di esclusione, all'istante in cui si rompe il patto, quando l'accordo tra uomini e paesaggio viene stracciato, e la fine diventa inevitabile. Il viaggio ci conduce anche in un inferno vero e proprio, quello statunitense di Centralia, città che brucia da decenni, da quando nel 1962 alcuni operai della città diedero fuoco a un mucchio di spazzatura vicino al cimitero. Nessuno si accorse che l'incendio stava raggiungendo il sottosuolo, colmo di carbone. Ci sono, poi, le tante Atlantidi del mondo, dalla Val Tramontina a Fabbriche di Careggine, fino alla bianca Villa Epecuén, in Argentina. Meta turistica per decenni si ritrovò sommersa per incuria, e di conseguenza abbandonata, con l'acqua salata che si mangiò tutto. Dopo il 2008 il livello del lago diminuì e Villa Epecuén riemerse, bianca, con case, auto, alberi completamente ricoperti dal bianco del sale.Una visione che commuove, scrive Daltin, come commuove la storia di Pablo Novak che lì ha deciso di tornare ad abitare, da solo. "La teoria dei paesi vuoti" racconta anche le storie dei custodi di questi luoghi, a volte faggi e betulle, altre volte uomini e donne, spesso anziani. Oltre a Novak, incontriamo il Canadese che parla soltanto grazie a un apparecchio per la gola, i vecchi reali e immaginari, presenze evocate inconsapevolmente da chi attraversa e prova a guardare oltre, dentro quelle case. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI