Maratona Ginzburg in difesa della cultura

MONTEREALE VALCELLINA Il Menocchio lancia un sos e il mondo della cultura friulana risponde. E accade così, che sotto il "cielo matto" di Montereale Valcellina, costretto a riparare all'interno della biblioteca comunale, a palazzo Toffoli, sia piuttosto nutrito il battaglione di "eretici" che per oltre tre ore, ininterrottamente, leggeranno (e tanti ascolteranno) Il formaggio e i vermi di Carlo Ginzburg. «Eretici, sì, perché di questi tempi difendere la cultura sembra un'eresia». Esordisce così, con ferma dolcezza, Rosanna Paroni Bertoja, presidente del Circolo culturale che diffonde cultura intesa nel suo significato più alto e disinteressato, facendo del piccolo paese della Valcellina, nel quale nacque e visse il celebre mugnaio, una stella polare che da 25 anni illumina la strada e le coscienze di migliaia di lettori. Una maratona di lettura per riaffermare la centralità della cultura come generatrice di vita. Non solo per accendere i riflettori sul Menocchio, che oggi si ritrova con meno di un terzo delle risorse, dopo il taglio del finanziamento regionale, l'unico al quale il Circolo attinge («non abbiamo mai chiesto contributi ad altri – spiega Aldo Colonnello, l'asse portante del Menocchio – perché ricevendo già quello regionale ci sembrava corretto lasciare risorse ad altre associazioni»). Una no-stop collettiva per difendere «tutti i piccoli e qualificati operatori di cultura» che rischiano di chiudere. «Noi siamo anche fortunati – continua Colonnello – perché chi pubblica con il Circolo non chiede niente, ma abbiamo in piedi progetti triennali che rischiano di interrompersi. I libri non li abbiamo mai venduti: vogliamo "restituire" così il contributo regionale che riceviamo». «Interrogatus respondit: desiderava che fusse uno mondo nuovo». È Massimo Somaglino a dare il via alla maratona (con 60 lettori) leggendo una delle pagine più toccanti della vicenda del mugnaio che, in piena Controriforma, si ostinava a voler capire le cose con la sua testa, leggendo libri e difendendo le idee «cavate dal mio cervelo». Il teatro c'è. Ha, fra le altre, le voci di Fabiano Fantin, Claudio Moretti, Carla Manzon (che con Umberto Alberini, Maria Rosaria Casaccia, Angela Felice, Gian Paolo Gri, Annalisa Margherit e Giacomo Trevisan compone il Comitato promotore "Sos Cultura. Dai luoghi del Menocchio"). Il cinema risponde con Nadia Trevisan, la produttrice di TIR del friulano Fasulo, Marco Aurelio d'oro al Festival di Roma. Ci sono i critici d'arte (fra i quali Giancarlo Pauletto e Fulvio Dall'Agnese), i fotografi (da Danilo De Marco a Ulderica Da Pozzo), gli storici e scrittori (da Furio Bianco a Gri, fino ad Andrea Del Col, che smette i panni di esperto dell'Inquisizione e diventa fotografo). E ci sono i poeti. Oltre a Cappello, che ha aderito virtualmente (così come tanti nomi illustri: da Magris a Ginzburg, da Matvejevic a Prosperi), legge Giacomo Vit e legge, intensa e dolente, Ida Vallerugo, la sua Vos par un eretic. Poi sarà festa, fra musica, vino e canzoni. E intanto, nel "cielo matto" di Montereale, si accende qualche stella. Cristina Savi ©RIPRODUZIONE RISERVATA