Evasione fiscale, ecco le accuse ai vip

di Luana de Francisco Attraverso l'estero vestizione venivano conseguiti notevoli vantaggi fiscali, quali la sottrazione ad imposizione fiscale in Italia degli utili. Questa era stata l'impostazione accusatoria proposta dal pm al tribunale il 22 aprile scorso e tale è stata anche l'interpretazione data dal gip nel decreto con il quale, il successivo 17 maggio, veniva disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni, azioni e conti correnti nei confronti di sei dei nove "vip" dell'economia friulana finiti sotto inchiesta per una presunta maxi evasione fiscale. Accuse e ruoli. Due le ipotesi di reato formulate dalla Procura, sulla base delle indagini condotte dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Udine. C'è l'omessa dichiarazione per gli imprenditori Antonio Maria Bardelli, presidente del gruppo che possiede, tra l'altro, il "Città Fiera" di Martignacco, Luigi Cimolai, "re dell'acciaio" di Pordenone, Riccardo Del Sabato e Gabriele Ritossa, al vertice del gruppo di residenze per anziani "Zaffiro", e per il consulente finanziario Massimo Collino, di Remanzacco. E c'è la dichiarazione infedele per gli imprenditori Carletto Tonutti e sua moglie Emanuela Zanin, titolari dell'omonima società di macchine agricole di Remanzacco, e Lino Midolini, attivo nel settore delle discariche e noto anche per l'acetaia di Manzano e, da un paio d'anni, per il Parco fotovoltaico di Premariacco. Per tutte le contestazioni è chiamato a rispondere, in concorso con gli altri indagati, il commercialista udinese Gianattilio Usoni, considerato l'ideatore e il principale fautore della costituzione delle varie società esterovestite, tutte con sede formale in Lussemburgo ed effettiva negli uffici udinesi della "Uniqa servizi amministrativi srl" e tutte, per un certo periodo, amministrate di fatto dallo stesso Usoni. Il trucco. La creazione di società lussemburghesi e il trasferimento a queste di partecipazioni societarie italiane è operazione del tutto legittima, regolamentata sul piano fiscale da norme e accordi internazionali. Il presupposto è che operi effettivamente al di fuori dell'Italia. Altrimenti vale la pretesa tributaria dello Stato italiano. È questo il caso. Il decreto del gip Paolo Alessio Vernì per il via libero al sequestro di quasi 12 milioni di euro parte da questa premessa. La holding più "redditizia". La quota più sostanziosa è quella contestata a Cimolai. La sua esterovestita si chiama "Ditd holding sa" e viene costituita nel 2005, con capitale intestato alla Fidcorp Limited di Gibilterra, cui di lì a poco subentra la Paocar spa di Usoni. Il controllo della società lussemburghese passa alla Cimolai spa nel 2007, che se ne serve per tentare la scalata della Permasteelisa. L'omissione ipotizzata dalla Procura supera la soglia di rilevanza penale per gli esercizi del 2007, 2009 e 2010, per un ammontare complessivo di 5 milioni 574.202,77 euro. Le altre esterovestite. Identico lo schema ricostruito per Bardelli, che, grazie alla "Financiere concorde sa", avrebbe evaso l'Ires nelle dichiarazioni del 2009 e del 2010, per un conto finale di 1 milione 617.273,33 euro. Costituita nel '96, la società beneficia nel tempo di diversi aumenti di capitale riconducibili sempre a Bardelli, finchè, nel 2007, viene scissa in due società anonime lussemburghesi, le cui azioni finiscono alla Finanziaria Bardelli spa. Ammonta a 216 mila 552,85 euro, invece, l'imposta che si ritiene evasa da Del Sabato e Ritossa nel solo 2009, attraverso l'esterovestita "Financiere bluestone sa". Non ancora nota, infine, l'entità dell'evasione ipotizzata a carico di Tonutti e Zanin, in relazione all'esterovestizione della "Financiere internationale pour l'agriculture et le travail sa". I dividendi del trust. Diversa la vicenda che vede coinvolto Midolini. Nel mirino, il "Midolini trust" con sede formale a Londra ed effettiva a Udine, di cui era disponente e beneficiario. Per i magistrati, avrebbe omesso d'indicare nella dichiarazione fiscale del 2006 elementi attivi per 250 mila euro, corrispondenti alla somma erogata alla sua persona dal trust e, di nuovo in quella del 2010, per un importo di 2 milioni 508.480 euro, corrispondenti al 40% del totale dei dividendi distribuiti dalla Mid.Fin srl, le cui quote erano interamente detenute da Midolinib trust. Negli stessi periodi avrebbe inoltre evaso l'Irpef rispettivamente per 105.230 e 1 milione 75.475 euro. Il commercialista. Quanto a Usoni, pm e gip ne parlano come di colui che, in qualità di amministratore di 57 società lussemburghesi con sede alla "Bdo Compagnie fiduciarie", concentrava nelle proprie mani l'intera gestione delle società esterovestite e degli stessi amministratori formali stranieri. In sostanza - si legge nel provvedimento - era la Bdo a dare corso alle attività delle società lussemburghesi, su disposizione sostanziale degli indagati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA