PD, GIOCHI DI PALAZZO SU ELUANA

di TOMMASO CERNO Secondo: nel fare questo, il Pd nemmeno si rende conto che l'Udc, in questo caso, aveva come unico obiettivo far saltare i soldi al film su Eluana – per ragioni politiche - e prendersi la paternità di questa scelta. Terzo: il capogruppo Gianfranco Moretton, ex Dc ora nell'area Fioroni, dovrebbe dimettersi e iscriversi all'Udc, come già fece sullo stesso tema Paola Binetti. Quarto: la segretaria Debora Serracchiani, che si presentò tre anni fa alla convention dei circoli che la incoronò star del partito dicendo che veniva dalla "città che ha ospitato Eluana Englaro" dovrebbe chiedere scusa ai friulani nel nome del suo partito per quanto ci è toccato vedere in quell'aula. I fatti: la Lega, per tramite dell'assessore Federica Seganti, cancella i fondi destinati a finanziare le pellicole selezionate dalla Film Commission del Friuli Venezia Giulia, con l'intenzione di togliere i soldi a Marco Bellocchio e non sostenere il regista che vuole raccontare la storia di Eluana, la donna rimasta in stato vegetativo per quasi 18 anni e morta a Udine il 9 febbraio 2009. Il governatore Renzo Tondo, che su Eluana scelse la "non interferenza", trova questa scelta sbagliata e convince la maggioranza a rimediare. Si arriva in aula e si vota un emendamento, con l'accordo del Pdl, per rimettere i fondi al proprio posto. Ed ecco che il Pd si inventa una strategia da far accapponare la pelle. Senza considerare nemmeno la tragica vicenda di Eluana, le polemiche strumentali sul film, il senso di quel progetto culturale per l'Italia e per la nostra Regione, si concentra piuttosto su una partita tutta interna al palazzo. Vuole infatti dimostrare che la maggioranza anomala che sostiene Tondo, e cioè l'asse Pdl-Lega-Udc-Fli, non esiste più. E così si inventa lo stratagemma di votare contro il film su Eluana con l'unico fine di dimostrare che Pd-Udc votano insieme contro Pdl-Lega. Il tutto senza rendersi conto che l'Udc non stava, con quel voto, affatto scaricando Tondo, ma solo scippando alla Lega Nord la patente di vero partito cattolico, schierato sempre e comunque contro il caso Englaro. Ecco che, subito dopo il voto, Moretton spiegherà a chi si domanda cosa diavolo gli sia passato in testa di fare, che siamo noi poveri mortali a capire la sottile strategia del partito democratico. Perché, udite udite, il Pd – dopo avere votato contro i fondi al film – presenterà un emendamento a favore dei fondi al film. Ma come scusi? Già, spiega ancora Moretton, con questo secondo emendamento il Pd renderà a tutti manifesto che l'Udc non è più in maggioranza con Tondo. Scusi? Se il capogruppo del Pd non se ne fosse accorto, Pier Ferdinando Casini da due anni ha sancito che l'alleanza con Berlusconi è finita, mentre l'accordo in Regione è figlio delle elezioni del 2008 e si basa su un programma che non ha fra i suoi punti nè la vicenda Englaro, nè il film. Se l'Udc doveva lasciare Tondo per Eluana, l'avrebbe fatto nel febbraio del 2009, quando la donna era ricoverata alla Quiete di Udine. A differenza di Tondo, dunque, che ha messo in secondo piano l'interesse di partito e chiesto ai suoi di non strumentalizzare la vicenda Englaro e ripristinare i fondi, chi si mette a fare il gioco del palazzo è proprio il Pd regionale. Se si dovesse dare un consiglio al Pdl, nella stessa logica di Moretton, verrebbe da dire: «Lasciateli bollire nel loro brodo. Un giorno si accorgeranno che là fuori c'è gente, i cittadini... e che la politica dovrebbe pensare alle cose concrete e non a questi calcoli di poltrone». Un consiglio che io, personalmente, non mi sento però di dare a Tondo per una ragione. Perché la tragedia di Eluana Englaro, che ha diviso l'Italia in due, è troppo importante e profonda per poter essere utilizzata a uso e consumo dei partiti. Per cui, governatore, faccia finta di non aver visto né sentito niente in quell'aula. Azzeri il disco. E faccia votare questo emendamento. La sua maggioranza, già fragile e forse inesistente, resterà esattamente la stessa di un minuto prima. E con quella maggioranza lei dovrà fare i conti fra un anno, non adesso. Intanto, a togliere il Pd dall'imbarazzo e a rimetterlo in mezzo alla gente normale, si spera, ci penserà la segretaria Serracchiani. Con o senza primarie. ©RIPRODUZIONE RISERVATA