La Errico ridà voce alla poesia-canzone di Sergio Endrigo

L'omaggio su cd È il primo omaggio su disco a Sergio Endrigo, il maestro di Pola scomparso nel 2005 lasciando un vuoto enorme nella musica e cultura italiane e mondiali, a nostro modesto avviso il più grande poeta in musica del nostro paese, uno che ha sempre saputo e voluto andare fuori dal coro anche rischiando l'oblio dei media (non quello del pubblico). Il cuore e la grande sensibilità umana e artistica di Barbara Errico, interprete e musicista a tutto tondo friulano-salentina, riesce a conferire all'appena pubblicato Endrigo in jazz, un lavoro che ha ricevuto in primis i complimenti della figlia di Sergio, Claudia, del compianto Lelio Luttazzi e di Lino Patruno, che hanno avuto modo di ascoltarlo prima della pubblicazione. Barbara, che ha conosciuto di persona Sergio grazie a Canzoni di confine, ne ha compreso lo spirito bambino, trasparente, giocoso, senza alcuna barriera mentale e a volte caustico; quasi in punta di piedi si accosta a 13 delle centinaia di perle di Endrigo per conferire a esse, senza far sfoggio inutile di tecnica ingombrante , un senso lieve e poetico. In lei vive la stessa saudade adriatica dell'artista istriano, ma anche dei dalmati Arsen Dedic (premio Tenco), Oliver Dragojevic, di Mimmo Modugno, Patty Pravo e altri grandi baciati dallo stesso mare: gente che quando può tornare sempre a casa.
Le linee melodiche dei tredici brani sono qua e là naturalmente modificate senza alcuno stravolgimento, la vocalità di Barbara è leggera e cristallina, in grado di evocare il
mal d'amore che questi pezzi contengono. Brillano, attuali e filologicamente fedelissime alle versioni originali, perle come Adesso sì, da Sanremo '66, dal piglio elegante e latino, Canzone per te, regina di Sanremo '68, Era d'estate del periodo Rca primi '60, Aria di neve, Io che amo solo te, che tante versioni ha avuto (da Franco Simone a Elisa), ma anche perle meno note come Perché, scritta con Vinicius de Moraes e Jobim, la cubana La rosa bianca di Josè Marti, l'autore di Guantanamera, Poema degli occhi, ancora nato dal sodalizio con Vinicius (quello che coinvolse anche Ungaretti nei primi '70 per il magico La vita amico, è l'arte dell'incontro) Dimmi la verità, Chi sei (ancora di Sergio e Vinicius) e Questo amore per sempre. Ma il capolavoro che ci ha fatto battere forte il cuore più degli altri è Lontano dagli occhi, seconda a Sanremo '69, in quella versione stracolma di archi e ripetuta dalla protetta Apple Mary Hopkin, e qui agile e struggente, con la dolcissima voce di Barbara velata di saudade per un distacco che sembra spaccare il cuore.
Grandissimi gli arrangiamenti di Bruno Cesselli, jazz e rispettosi dell'anima latina e
marinara di Sergio. Con Bruno al piano, ci sono il mito (già Area) Ares Tavolazzi al contrabbasso, magistrale, e un Walter Paoli leggero e richmondiano alla batteria. Colori in più li offrono Massimo De Mattia al flauto, Roberto Rossetti al clarinetto basso, Mirko Cisilino al flicorno e Luca Grizzo alle percussioni. In La rosa bianca e Poema degli occhi è ospite la magica chitarra del salentino Salvatore Russo.
Un grande lavoro, che arriva diretto al cuore. La saggia produzione è di Alberto Zeppieri, Barbara e Gabriele Rampino per Koiné, una label Dolcidilune guidata dal manager Maurizio Bizzocchetti. Un album raffinato, immediato, senza fronzoli e con tanta anima friulana, salentina, istriana e brasiliana...
Giuliano Almerigogna
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