I giovani a "Friuli nel mondo": dateci spazio

di DOMENICO PECILE

L'Ente Friuli nel mondo scopre il dissenso. Quello vero, dialettico, propositivo. Lo scopre nella giornata del convegno 'I giovani e la friulanità negli anni 2000". Ed è dai giovani presenti che è arrivata la contestazione: garbata, ma decisa. A tratti ultimativa. Insomma, quello tenutosi ieri all'auditorium di Majano è stato tutto fuorché un convegno-passerella, uno dei tanti incontri autoreferenziali. Che cosa hanno detto i giovani? Che l'Ente Friuli nel mondo rispecchia uno dei problemi della politica italiana: la mancanza di ricambio generazionale, una conduzione affidata a una sorta di gerontocrazia. Toccherà ai vertici dell'Ente trovare risposte per evitare la deriva del disinteresse.
Nel suo intervento, il neopresidente Piero Pittaro aveva affermato che la sua esperienza «sarà incentrata sull'ascolto delle esperienze di tutti». Una delle repliche è arrivata nel corso del dibattito. Christian Romanini, del Fogolâr cinese di Shanghai, uno degli ultimi aperti nel mondo, ricorda ai relatori presenti sul palco che lo scorso anno era stata fatta la stessa richiesta 'Diteci, fateci domande, suggerite". «Bene – ha rimarcato –, è passato un anno e siamo alle solite. Spero che all'incontro del 2011 non ci diciate di nuovo le stesse cose». Ancora più duro l'intervento di Silvano Maran, del Fogolâr di Monaco. «Vedo oggi – ha detto – le stesse facce di vent'anni fa. Da qui la mia proposta: ognuno di voi scelga un giovane cui lasciare il suo posto».
Già, «pochi giovani sul palco», come ha sottolineato anche Marco Macorig del Fogolâr di Londra. «La mia – ha precisato – non vuole però essere una provocazione, ma vi invito ad avere coraggio, a dare spazio ai giovani perché non è possibile che per accedere a un consiglio si debbano avere almeno 70 anni. Se davvero volete il ricambio generazionale, dovete dare un segno».
I giovani, anche quelli di seconda, terza o addirittura quarta generazione, ci sono. Frequentano i Fogolârs furlans sparsi nel mondo. Ma chiedono rinnovamento, ricambio. Chiedono modernità. Per Pittaro il suo mandato è destinato così a trasformarsi in una sorta di scommessa. Il presidente del Ducato dei vini, Piero Villotta, si è detto certo che Pittaro, «da innovatore qual è», saprà lasciare il segno.
Massimiliano Zonin, di Teor, da otto anni ingegnere in Australia, frequenta il Fogolâr di Adelaide che conta oltre 250 soci. «Molti giovani – ha spiegato – non si avvicinano ai Fogolârs perché questi offrono un'immagine arcaica del Friuli. I giovani hanno bisogno di altri messaggi, bisogna proporre cose nuove, stimolare la loro curiosità. Non ci si può limitare a venire in sede per giocare a briscola».
Analisi, commenti in linea con lo studio presentato durante il convegno dal sociologo Bruno Tellia. Non un'indagine rigorosamente statistica, ma uno studio che permetta di mettere a fuoco diversi problemi sui temi cruciali quali la lingua, l'identità, le relazioni e i rapporti con il Friuli dei giovani. Tellia ha spiegato che le associazioni sono ritenute utili però non sono frequentate. Da qui il suggerimento a rafforzare gli strumenti moderni di comunicazione. I giovani figli di emigranti nati all'estero ritengono importante avere un'identità friulana, ma questa – ha spiegato Tellia – deve acquisire anche un valore sociale strumentale e non soltanto intimistico, legato soprattutto alle relazioni familiari.
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