I francesi del Tour "studiano" lo Zoncolan

di ROBERTO CALVETTI E adesso i francesi studiano lo Zoncolan. I francesi del Tour, mica gente qualsiasi. Secondo una voce che circola con insistenza nel mondo delle due ruote, emissari della corsa a tappe più famosa del mondo sarebbero venuti a vedere dal vivo il 'Mostro" per capire com'è la salita più dura d'Europa che ormai è entrata nell'immaginario del ciclismo anche fuori dei confini nazionali. «No, nessuno si è messo in contatto con me» taglia corto Enzo Cainero, l'uomo che ha 'inventato" lo Zoncolan, l'unico che può spiegare per filo e per segno il lavoro che c'è dietro l'organizzazione di una tappa con arrivo lassù. «Ma so - aggiunge - che i francesi si sono informati con Angelo Zomegnan (l'ex penna della Gazzetta diventato direttore del Giro d'Italia, ndr), insistendo e chiedendo parecchi particolari sul lavoro che abbiamo fatto con gli alpini e la protezione civile per mettere in sicurezza la salita. Il fatto che non si siano rivolti a me non esclude, tuttavia, che siano venuti in Carnia...».
A questo punto la domanda che sorge spontanea è la seguente: perchè i francesi si interessano allo Zoncolan? Hanno scoperto una nuova salita con caratteristiche simili e si stanno attrezzando, oppure... «Gli organizzatori sono sempre a caccia di novità e non scarterei l'idea che stiano pensando a una 'trasferta" in Carnia. Sarebbe un'enorme novità» dice il patron delle tappe friulane della corsa rosa. Fantaciclismo? Neppure tanto. «Se pensiamo che il Giro d'Italia del 2012 dovrebbe partire da Washington - osserva Cainero - il progetto non è poi così fantasioso...». Al proposito Davide Cassani, commentatore tecnico della Rai, ha qualche perplessità. «Mi sembra difficile - dice - che possano pensare allo Zoncolan, la montagna-simbolo del Giro, ma non impossibile».
Nell'era del ciclismo globalizzato ci sta anche la carovana del Tour de France che scala lo Zoncolan, magari dopo un'incursione in Austria alla scoperta di un'altra montagna del mito, come il Grossglockner, per esempio, che il Giro d'Italia scoprì nel 1971 partendo da Tarvisio.
In attesa che le cose maturino, prende sempre più corpo l'ipotesi che il Giro d'Italia ritorni in regione il prossimo anno. La tappa del 2011 è già pronta ed è sul tavolo di Zomegnan da tempo. Anzi le tappe sono tre: una prevede la formidabile accoppiata Crostis-Zoncolan. «Abbinare queste due salite è il mio grande obiettivo - dice Cainero - ma il problema è legato alla messa in sicurezza della strada del Crostis: i lavori sono già cominciati, ma saranno condizionati dal tempo. Sotto questo profilo è una tappa ad altissimo rischio...». Un'altra soluzione prevede un arrivo a Piancavallo, bis dell'arrivo del 1998 con Pantani vincitore, anche se non ha lo stesso fascino. Ma Cainero ha lanciato sul tavolo anche un terzo progetto che prevede addirittura due tappe in Friuli nel 2011: la Crostis-Zoncolan da unire a una con traguardo sulla montagna pordenonese. «Questa accoppiata è un sogno - dice il patron - e io credo nei sogni».
Con l'ultima scalata dello Zoncolan, lo scorso maggio, il patron friulano ha ulteriormente consolidato la fiducia di cui gode presso la Rcs e presso Zomegnan, 'conquistato" dalla montagna carnica tanto da affermare che «questo è il Maracanà del ciclismo», per cui è facile immaginare che le sue proposte possano avere una corsia preferenziale. Giusto per far due numeri: dal 2003 a quest'anno, sotto le regia di Cainero, la nostra regione ha ospitato ben sei arrivi (e altrettante ripartenze) più dei traguardi 'collezionati" in 20 anni, dal 1980 al 2000. Segno che la corsa rosa ormai qui è di casa, specie dopo la 'scoperta" della montagna carnica. Come andrà nel 2011, dipenderà anche dal disegno generale della nuova edizione che sarà dedicata al 150º anniversario dell'unità di Italia e che prenderà il via sabato 7 maggio da Torino, la prima capitale del Paese, in concomitanza con l'84ª adunata nazionale degli alpini. Un Giro che, secondo le anticipazioni di Zomegnan, «abbraccerà tutta la penisola» Sicilia compresa.
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