"Penne nere", Mastroianni alpino della Carnia

di CARLO GABERSCEK Proseguendo nel suo programma di diffusione e riscoperta del cinema legato al territorio regionale, domani alle 21, al Cinema Sociale di Gemona, la Cineteca del Friuli propone Penne nere(1952) di Oreste Biancoli, con Marcello Mastroianni e Marina Vlady. Primo film a soggetto girato in Friuli, in particolare a Sauris di Sotto, Penne nereanticipa di diversi anni sia Addio alle armi, il kolossalche nel 1957 porterà Hollywood in Friuli, sia La grande guerradi Monicelli, del 1959.
P enne nere(1952) è il primo film di fictiongirato in Friuli. A soli sette anni dalla fine della guerra rivive sullo schermo la particolare situazione che questa parte d'Italia ha vissuto: l'occupazione della Carnia da parte dei cosacchi tra l'autunno del 1944 e i primi di maggio del 1945. La realizzazione di Penne nere, girato in Carnia, diretto da Oreste Biancoli e interpretato da Marcello Mastroianni, Marina Vlady, Camillo Pilotto, Enzo Stajola, rappresenta la prima trasferta di Cinecittà in Friuli.
Nei mesi di luglio e agosto del 1952 i quotidiani locali seguono con interesse la lavorazione del film, a cui partecipano molti friulani, non solo in qualità di comparse, ma anche in ruoli più importanti. A Chino Ermacora va riconosciuto il merito di aver suggerito alla produzione il paese di Sauris come setper il film, che racconta la vicenda di un gruppo di giovani di un piccolo paese carnico che, richiamati alle armi nel corpo degli alpini nel 1940, sorpresi dall'8 settembre in Albania, riescono fortunosamente a ritornare al loro paese, che trovano però occupato da tedeschi e cosacchi. Rifugiatisi sui monti, negli ultimi giorni di guerra, quando i tedeschi, prima di ritirarsi, decidono di far saltare la diga che sovrasta il paese, gli alpini riescono a sventare il piano del nemico.
Pur assumendo un ruolo centrale nella fictioncinematografica, in realtà la diga de La Maina o del Lumiei non era stata ancora completamente realizzata nel periodo della guerra. Costruita in sette anni di lavoro (1941-1947) per conto della Società Adriatica di Elettricità di Venezia, su progetto dell'ingegner Uberto Capra, alta 136 metri e considerata una delle più eleganti dighe ad arco, fu inaugurata il 19 giugno 1949. Oltre alla diga, la fotografia in bianco e nero di Fernando Risi valorizza in maniera eccellente l'architettura di Sauris di Sotto: le case in legno costruite con la tecnica a blockau, con ballatoi, balaustre, stanghe per l'essiccazione del fieno, timpani con croce traforata, tetti ricoperti di scandole e comignoli di legno a tronco di piramide, le alte case ottocentesche in pietra, le viuzze strette, tortuose, acciottolate, i fienili. Tutti elementi che si inseriscono perfettamente nell'ambiente e diventano paesaggio.
Sono riprese cinematografiche che hanno uno straordinario valore di documentazione di un autentico stile saurano, di tipologie e aspetti architettonici che hanno subito modificazioni negli ultimi decenni. Tra gli edifici più riconoscibili: il Palatc, la chiesa di Sant'Osvaldo su un piccolo rilievo, casa Petris e, a pochi metri di distanza, la casa rustica scelta come setper rappresentare l'abitazione della famiglia del protagonista. Come interessante particolare documentario della vita di sessant'anni fa a Sauris, in una scena si vede anche una teleferica in attività sopra i tetti delle case del paese. La fotografia sa cogliere la morfologia 'dolce" del paesaggio circostante, con i prati e i boschi alle pendici del Pieltinis, gli stavoli, i crocifissi lignei con il tettuccio a capanna, e, verso sud, il monte Bivera e altre cime dolomitiche. Ma del paesaggio di Sauris vengono anche colti aspetti drammatici e orridi, come le cavità naturali a strapiombo sulle forre del Lumiei per rappresentare una delle tappe della lunga marcia degli alpini in territorio balcanico per raggiungere la patria.
Oltre che a Rivoli Bianchi di Tolmezzo, una parte di Penne nereè girata anche nel territorio del Comune di Villa Santina. La scena della partenza dei giovani per la guerra è filmata nella stazione di Villa Santina, il capolinea della ferrovia carnica, inaugurata nel 1910, gestita dalla Società Veneta Ferrovie e in attività fino all'inizio degli anni 60. Altre scene sono realizzate sulle ripide e nude pareti del monte Cretis e nelle alture circostanti. In tutte le scene girate nel territorio di Villa Santina domina la sagoma piramidale, isolata e poderosa, del monte Amariana che contrassegna fortemente il paesaggio di questa parte della Carnia. Lo spettatore può domandarsi in che parte della Carnia si trovino quelle montagne innevate che rappresentano le montagne della Jugoslavia attraversate dagli alpini. Non si tratta di una locationnostrana, ma di riprese effettuate sull'Appennino per esigenze organizzative, come nel caso della scena del fiume, in cui finge di scivolare la giovanissima Gemma (Marina Vlady) per attirare l'attenzione di Pieri (Marcello Mastroianni), girata nei pressi di Roma.
A parte tali eccezioni, Penne nereè un film realistico sul piano geografico-ambientale, ma pure su quello storico. Infatti, come ha scritto Mario Toller, anche a Sauris arrivarono i cosacchi o 'russi", come venivano chiamati, e quella magnifica conca alpina, fino ad allora oasi di pace, fu teatro di scontri tra tedeschi e partigiani. Va anche segnalata la scena, in realtà realizzata in maniera rapida e piuttosto confusa, di uno scontro a fuoco tra gli alpini e alcuni partigiani che, dall'abbigliamento, paiono jugoslavi (siamo nella valle del Tagliamento): è solo un accenno, peraltro passato sempre inosservato, a un altro aspetto della complessa storia di questo confine orientale. Evidentemente la sceneggiatura di Penne nerenon voleva mettere troppa carne sul fuoco, dato che già il piano Kosakenland in Nord Italienera un fatto storico sconosciuto al pubblico italiano. Ma l'inserimento di quella scena è un dato interessante in relazione al periodo storico. Siamo nel 1952, in piena guerra fredda e in difficili rapporti con la Jugoslavia. Altre pellicole dell'epoca contengono elementi analoghi, come per esempio Ritratto di un paese, un documentario su Maniago del 1949.
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