Ex Amadio, si torna al lavoro

CORMÒNS. Ripartirà a metà settembre il percorso di Agenda 21 sul futuro dell'ex caserma Amadio. L'ingegner Fabio Gon, che coordina lo strumento partecipativo, ha tracciato un bilancio delle tappe finora raggiunte e annunciato i prossimi obiettivi.
«Saranno promossi tavoli di lavoro ai quali, oltre ai 60 cormonesi iscritti ai forum, parteciperanno anche professionalità specifiche, come esperti e tecnici del Comune, per approfondire le proposte emerse nel corso del dibattito, ma anche tracciare il quadro urbanistico entro i cui confini dovrà essere realizzata la valorizzazione dell'area», ha spiegato Gon. È prevista anche una visita collettiva alla caserma dismessa. Il processo di Agenda 21 si concluderà fra settembre e ottobre. Quindi i risultati saranno presentati all'amministrazione comunale di Cormòns, che prenderà atto del lavoro svolto e ne terrà conto nella realizzazione dei progetti di recupero dell'area. Una volta delineata la progettualità, si procederà al reperimento dei finanziamenti necessari per l'intervento, che, vista la mole dell'area interessata, 6 ettari, dovranno prevedere la compartecipazione d'istituzioni pubbliche e di privati.
Nei tre incontri di giugno sono stati affrontati innanzi tutto i principii e i criteri per l'intervento di riqualificazione dell'ex area militare in pieno centro a Cormòns, in secondo luogo si è lavorato assieme agli iscritti al forum su quali fossero le modalità per migliorare la qualità di vita e le prospettive del centro collinare e, infine, sono state raccolte le idee e le proposte sugli scenari futuri.
«È emerso chiaramente che si tratta di un progetto complicato e laborioso, e che per un'amministrazione pubblica non è semplice ricavare i finanziamenti necessari – ha proseguito l'ingegner Gon –. Bisognerà lavorare su più fronti per ottenere le risorse finanziarie. Abbiamo immaginato quattro possibili scenari, sui quali si sono innestate le proposte dei cittadini. Una proprietà pubblica a servizio pubblico per tutti i cittadini ma non necessariamente remunerativa, come un parco o un'area verde, che avrà costi di gestione e manutenzione. Una proprietà pubblica che svolge un servizio per la cittadinanza ma gestita da privati, come per esempio una piscina. Una proprietà pubblica con funzione pubblica ma non per tutti, come il campus universitario o la realizzazione di alloggi Ater, la cessione di parte dell'area a privati in cambio d'interventi di riqualificazione, come la bonifica del sito».
Ilaria Purassanta