Nel '44 non fu Carlo Bellina ad attaccare malga Rattendorf

di PIER ARRIGO CARNIER Mi permetto di intervenire su un articolo pubblicato da questo quotidiano il 20 gennaio, concernente un certo Heinrich Lackner, austriaco, che chiede di conoscere il nome di chi, nel 1944, lo avrebbe salvato dalla violenza tedesca sulle montagne austriache a nord di Paularo, per formulare alcune confutazioni fondamentali, avendo rilevato che il contenuto dell'articolo riferisce circostanze contraddittorie e infondate non riconducibili alle realtà fattuali storiche a me note, accertate e documentate.
Vengo quindi al punto.
Innanzi tutto mi pare che, nell'articolo, vi sia un lapsus, nel senso che il Lackner ritenga non di essere stato salvato dalla violenza di una controbanda tedesca, com'è stato riferito. Quale giovane austriaco villeggiante a malga Rattendorf, in territorio austriaco, allora III Reich, non aveva infatti motivo di temere in tal senso. Egli temeva, invece, per la propria incolumità, da parte dei partigiani italiani. Ebbe però a dichiarare al giornale austriaco Kleine Zeitung il 25/10/07, pagina 31: «Dal comandante italiano e suoi subalterni noi civili fummo fortunatamente risparmiati. Eravamo circa 20 persone... mentre nell'attacco cadde un funzionario doganale».
Si asserisce, nell'articolo, che il capo partigiano Bellina (ovviamente con un seguito), seguendo le tracce di un gruppo di falsi partigiani segnalato nella zona Pradulina, giunse a malga Lanza dove trovò due morti, nonno e nipote (si trattava, invece di padre e figlio, Giovanni e Giuseppe Cescutti). Raggiunto il confine austriaco egli, detto in breve, accerchiò e dette l'assalto a malga Rattendorf e alla casermetta doganale. Fatti tutti prigionieri e portati sul confine, il comandante Bellina, con l'aiuto di un interprete, disse: «Laggiù ci sono due morti. Questo è quello che fanno gli ufficiali tedeschi. Noi dovremo fare lo stesso con voi. Non vi faremo niente. Ritornerete dai vostri e direte come vi abbiamo trattati».
Il Lackner non dice affatto, nella dichiarazione fatta al
Kleine Zeitung, che furono fatti tutti prigionieri e portati sul confine e poi rilasciati, in quanto ciò non accadde, né chiama in causa i morti di Lanza.
All'inizio degli anni Settanta, vi fu nella valle del Gail un raduno ristretto di elementi d'élite ex appartenenti alla Wehrmacht (divisione Brandenburg) e unità di Waffen SS, Nord, Karstjäger eccetera, che operarono nell'
Adriatisches Küstenland e quindi in Carnia, a cui partecipai come referente, il che mi consentì di affrontare chiarimenti su varie azioni e circostanze e recepire preziose confidenze riservate.
1) Va subito rilevato che oltre alle due vittime di Lanza, dichiarate dal Bellina a un cronista, per cui si tratta di notizia di seconda mano, altri quattro pastori uccisi giacevano a malga Cordin a ovest sopra Lanza, poco prima del confine, assassinati nella medesima azione vendicativa: Andrea Primo D'Orlando, Attilio Mongiat, Agostino D'Orlando e Albino Stefanutti, gli ultimi due ragazzi dodicenni, rinvenuti ciascuno con due colpi d'arma in fronte. Ma, a quanto pare, questi quattro morti il Bellina, fornendo la versione riportata, stranamente li tiene fuori della sua memoria.
2) A suo tempo Carlo Bellina ritenne, quale ex comandante della brigata Garibaldi Val But, di dar vita a un documento da lui sottoscritto sulle vicende della fascia di confine col Reich, inteso a sottolineare l'importanza strategica della valle del Gail attraverso la quale significava «saldare il movimento di resistenza della Carnia con il IX Corpus dell'Armata popolare jugoslava». Trattasi di un memoriale che fa parte del mio archivio, redatto nell'immediato dopoguerra dal Bellina assieme a Tranquillo De Caneva, quest'ultimo nella veste di comandante della Garibaldi-Carnia.
Dal memoriale emerge incontestabilmente la prova che il comandante Bellina Carlo non ebbe assolutamente alcunché da vedere con l'attacco del 20 luglio 1944 a malga Rattendorf e casermetta, in quanto impegnato, in quei giorni, a distruggere col suo battaglione, il Val But, la posizione del punto fortificato di controllo doganale di Straniger che, sulla fascia di confine, in zona austriaca, precede in linea d'area la posizione di Rattendorf, verso nord-ovest, di circa cinque chilometri. Si era attivato, inoltre, ad appoggiare con elementi di una formazione sua subalterna di disertori sudeti e tedeschi (Battaglione Freies Deutschland) l'iniziativa della Missione segreta britannica SOE del capitano Patrik Martin Smith, detto Patt, che curava l'infiltrazione di agenti in territorio austriaco. In connessione, il Bellina stava svolgendo il difficile tentativo di accattivare la sensibilità dei montanari austriaci delle Almhütten (malghe) alla causa partigiana e a tal fine egli cercò di giovarsi dell'assassinio dei pastori a malga Lanza. Recita infatti il memoriale: «A Straniger si riesce a organizzare un meeting che si conclude portando i civili a casera Lanza a vedere i pastori trucidati dalla ferocia della controbanda, e dimostrare loro quali sono veramente i 'banditi", nel tentativo di stabilire ,con quelle popolazioni, nuovi rapporti. I civili vengono poi riaccompagnati alle loro abitazioni».
Le due vittime di Lanza furono scoperte verso le ore 10 del 19 luglio, per cui una constatazione de visu da parte di alcuni austriaci condotti da Straniger fu attuabile solamente il giorno 20 luglio, prima che le salme, nel pomeriggio, fossero trasferite a valle per le incombenze funerarie. Il Bellina si trovava quindi impegnato in tale meeting di Straniger e, non avendo il dono dell'ubiquità, non poteva trovarsi a Rattendorf.
3) L'azione Rattendorf (malga e casermetta) è quindi del tutto autonoma. Fu decisa e attuata dal distaccamento Gramsci del battaglione Carnia, il 20 luglio, dopo un'infruttuosa ricerca di una controbanda segnalata a casera Stua Ramaz il giorno precedente, come risulta confermato dal diario della Garibaldi alle pagine 25 e 27, e non quindi a Pradulina, e si concluse con l'incendio della casermetta e parte della malga. Sulle circostanze vissute da pastori e civili presenti a malga Rattendorf, per effetto dell'attacco partigiano, mi fornì dettagliate notizie Franz Patterer, mia vecchia amicizia austriaca, proprietario e gestore della malga medesima, con una dettagliata relazione del 18/12/1988. Il Bellina non è quindi il comandante partigiano che cerca il Lackner.
Ma chi era allora il capo partigiano che condusse l'azione su Rattendorf? Fu sicuramente uno degli elementi di punta del distaccamento Gramsci, in quel periodo in via di formazione, che agiva su quella fascia di confine, così come in val d'Aupa in piena autonomia, staccato da una strategia centrale, stante la presenza di tre elementi propulsivi dell'Alta val d'Incaroio, ormai deceduti, uno dei quali guidò l'azione su Rattendorf e di cui potrà essere fatto il nome.