Tutto il paese per l'addio a Lino e Avina

' ' ATTIMIS. Un migliaio di persone, una folla muta, commossa e dolente, ha dato ieri pomeriggio l'ultimo addio nella chiesa parrocchiale di Sant'Andrea, ad Attimis, ad Avina Scuor, 63 anni e Lino Giacomini, 52 anni, la coppia vittima di un tragico caso di omicidio-suicidio avvenuto il giorno di Santo Stefano. Come si ricorderà il marito, che negli ultimi mesi era depresso perchè senza lavoro, aveva ucciso la moglie, pensionata e attiva nel volontariato, con quattro colpi di pistola e poi aveva rivolto l'arma contro di sè. La tragica scoperta del fatto era avvenuta venerdì 28 dicembre, quando dei due non si avevano più notizie da giorni. Alle esequie hanno partecipato, commossi e affranti, i sindaci di Attimis e Taipana, Maurizio Malduca ed Elio Berra, che hanno seguito assieme il funerale, il vicesindaco di Attimis Giorgio Flocco con l'assessore Diego Rocco, il capogruppo di maggioranza Denis Guiatti, quello di opposizione Enzo Degano, il consigliere Eligio Laino. Per il Comune di Faedis era presente l'assessore Gilda Spollero, per Taipana anche il capogruppo d'opposizione Giuseppe Balloch e l'assessore Fabio Michelizza. Tra le autorità militari il maresciallo della forestale Franco Santese. Alle esequie anche il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, legato a Lino da amicizia, dopo che aveva preso le parti di Giacomini nella sua 'lite per la bandiera", col sindaco Elio Berra.
In chiesa anche tanta gente comune: quasi tutto il paese di Prossenicco, paese d'origine di Avina. Molti erano anche gli ex colleghi di Lino, diversi gli operai e due capireparto della Raco, ditta metalmeccanica di Attimis. La folla si è stretta attonita intorno ai familiari, arrivati seguendo i feretri: tra i parenti di Avina la sorella Giovanna, la figlia Cristina col marito Sandro e i figli. Tra i parenti di Lino, invece, i due fratelli, Giuseppe, che vive a Platischis, Emilio, nonché le sorelle Sonia e Gabriella. E' stato sotto un cielo plumbeo che i due feretri sono arrivati alla chiesa, ad accoglierli è stato don Bruno D'Andrea, che ha celebrato il rito funebre assieme a don Vittorino Ghenda, parroco di Taipana, don Roberto Borlini, parroco di Platischis e Prossenicco, don Fiorino Miani, ex diacono nel Taipanese, ancora profondamente legato a luoghi e genti della val Cornappo, infine un giovane sacerdote del Pordenonese, don Piergiorgio.
All'ingresso dei feretri, il picchetto d'onore degli alpini. L'omelia di don D'Andrea è stata improntata soprattutto alla misericordia divina, che meglio di qualunque mente umana potrà comprendere la tragedia accaduta, ma anche a un messaggio di speranza: è affidandosi alla fede, infatti, che l'uomo potrà superare anche le prove più difficili. «Il Signore – ha detto don Bruno – userà con Lino e Avina misericordia, secondo le nostre preghiere. E' la carità, infatti, la cosa più preziosa per loro, l'unica cosa di cui avranno bisogno. Lino e Avina ci dicono qualcosa di importante: la vita è infatti un viaggio, un percorso che non è mai tranquillo e sereno, senza problemi, può diventare dura, difficile, bisogna affrontare il dolore, lo scoraggiamento, l'angoscia. Il dolore può divampare e travolgere. Allora l'unica strada è quella della fede in Dio. Senza di lui siamo in balia delle nostre debolezze. Con il caso di Lino e Avina, quindi, Dio ci rivolge una supplica. 'Venite a me – ci dice – voi stanchi, affaticati, troverete riposo". Gesù non promette di risolverci i problemi, ma di portare assieme a noi la nostra croce».
Don Bruno ha quindi rivolto le condoglianze di tutta la comunità ai parenti: «Vi offriamo le nostre preghiere – ha detto – per vivere anche questo momento di grande dolore nella fede».
I feretri di Lino e Avina sono stati poi accompagnati da un lungo corteo al cimitero di Attimis, dove sono stati tumulati in due fosse distinte. A portare il feretro di Lino a braccia, anche in questo ultimo tratto, gli amici alpini.
Barbara Cimbaro