Ammazza moglie e figlioletto e si uccide

/I/BIdi LUANA DE FRANCISCOBRBR/I/BTre colpi di pistola alla testa: il primo contro il figlio Lorenzo, 4 anni, trovato ancora sotto le coperte; il secondo contro la moglie Delia Fadi, 35 anni, stesa in terra con addosso il pigiama e in mano un telefono cordless; il terzo contro se stesso, sparato a pochi passi dal letto del bambino. Michele Peressotti, 38 anni, operaio del Comune di Tavagnacco, ha messo fine così alla propria famiglia. Sterminandola e poi uccidendosi nella notte tra lunedì e ieri, nella casa in cui abitavano, in via Brucchiolosa 12, a Tarcento. All'origine della tragedia, forse, una crisi depressiva. Il ritrovamento./I/B Sono stati i carabinieri della stazione di Tarcento i primi a trovarsi di fronte alla scena del delitto. Ma era stato il padre di Michele a chiamarli, impensierito prima dall'assenza dall'asilo del nipotino e, poi, dalla mancata risposta del figlio alle sue ripetute telefonate. Come ogni giorno, nonno Guido si era recato alla scuola materna, per prendere il bambino e accompagnarlo a casa. Non vedendolo uscire dall'asilo e non riuscendo a mettersi in contatto con i genitori, ha deciso di presentarsi a casa loro. Sono le 15.30: il campanello suona a vuoto e la porta è ancora chiusa dal di dentro. All'anziano non rimane altro da fare che chiamare i carabinieri. Che, non riuscendo a loro volta a entrare, chiedono l'intervento dei vigili del fuoco. L'ostacolo viene superato alle 16, con l'uso di un grimaldello.BRNella stanza del figlio./I/B In casa non c'è segno di vita: imposte ancora chiuse e silenzio tombale. Nonno e vigili restano fuori, mentre i carabinieri salgono le scale e raggiungono la zona notte, al primo piano. Dal corridoio, scorgono il primo corpo: è quello di Delia, esanime sulla porta della cameretta del figlio, immersa in una pozza di sangue. Poco distante, ai piedi del letto del bambino, c'è il cadavere di Michele. E sono tinte di rosso anche le lenzuola sotto le quali, la sera prima, era stato coricato il piccolo Lorenzo. Entrambi i coniugi indossano il pigiama e nella loro camera il letto è disfatto.BRLa macchina investigativa./I/B Nel giro di pochi minuti, sul posto arrivano i carabinieri della compagnia di Cividale e quelli della Squadra rilievi del Reparto operativo nucleo operativo del Comando provinciale di Udine, che avvertono la Procura. Da Udine arrivano anche alcuni agenti della Squadra mobile della Questura. L'abitazione, una casetta in linea indipendente, disposta su quattro piani in una viuzza interna a due passi dalla piazza centrale del paese, viene isolata col nastro bianco-rosso. Parte la macchina investigativa, coordinata dal sostituto procuratore di Udine, Claudia Danelon, che si allontana dal luogo del delitto dopo quasi quattro ore di indagini. L'ispezione cadaverica è eseguita dal medico legale Carlo Moreschi. I carabinieri sentono anche i vicini di casa, che però affermano di non essersi accorti di niente, e il medico curante di Michele.BRSpari nella notte./I/B Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il delitto si è consumato attorno alla mezzanotte e mezza. A farlo sospettare è un particolare decisivo: dal cordless trovato in mano a Delia è partita una telefonata proprio a quell'ora. L'ultima rimasta in memoria, per un totale di uno o al massimo due squilli fatti suonare a casa dei genitori di Michele. Una chiamata muta, dunque. Ma forse molto più significativa di tante altre telefonate. Quando Michele entra nella stanza del figlio, Lorenzo è già a letto. Gli punta la pistola alla testa e lo uccide a sangue freddo. É a quel punto, sempre secondo le prime ipotesi investigative, che interviene Delia: sente lo sparo, teme il peggio e afferra il telefono per chiamare i suoceri. Ma quando il marito la vede, la fredda con il secondo colpo di pistola. Il terzo è per lui: dritto in bocca.BRL'arma. In casa Michele, notoriamente appassionato di armi, custodiva un piccolo arsenale: tre pistole e sette fucili, tutti regolarmente denunciati. Quella che sceglie per l'omicidio-suicidio è una Glock austriaca calibro nove. Gli inquirenti la troveranno per terra, nella cameretta di Lorenzo. Ed è sempre lì che, dopo lo spostamento dei cadaveri, saranno rinvenute anche le chiavi che aprono l'armadietto nel quale sono custoditi gli altri esemplari.BRLo strazio dei parenti. Nessun familiare viene fatto entrare in casa. Ma nel cortile si raccolgono pian piano tutti. I genitori, la sorella Laura e uno zio di Michele, il fratello di Delia e alcuni amici. Oltre al sindaco Roberto Pinosa e al parroco monsignor Corgnali. I genitori di Delia vengono accompagnati nella caserma dei carabinieri. E una folla di curiosi, soprattutto giovani, si raduna attorno all'abitazione.BRIl magistrato. Alle 19.45 esce dalla casa la dottoressa Danelon. Abbiamo eseguito accertamenti molto approfonditi – afferma – e ci siamo fatti un'idea precisa di quello che può essere avvenuto. Ma non abbiamo ancora elementi sufficienti, per dire quale possa essere stato il movente. La verifica, comunque, spetta ai medici legali. Pochi minuti dopo le tre salme vengono caricate sul carro funebre, per essere portate nella cella mortuaria.BRLa chiave depressiva. Per quanto da tutti considerato un uomo equilibrato e tranquillo, Michele soffriva di una forte insonnia che l'aveva portato alla depressione. A maggio aveva cominciato a curarla e dieci giorni fa uno psichiatra gli aveva prescritto un antidepressivo.