Nta: tre anni a Razza, uno a Cosattini

/I/BIdi ALBERTO LAUBERBRBR/I/B/I/BBITRIESTE. /I/BSono bastati cinque minuti per far calare il sipario su quasi dieci anni di attentati e rivendicazioni. Cinque minuti serviti ieri mattina al Gup del Tribunale di Trieste Raffaele Morvay per leggere la sentenza che ha condannato a tre anni di reclusione l'ideatore dei Nuclei territoriali antimperialisti, l'udinese Luca Razza, 40 anni, e a un anno Gianluca Cosattini, 32 anni, di Basaldella. Un'udienza dunque brevissima che il giudice aveva fissato unicamente per la lettura del dispositivo, dopo che una settimana fa si era chiusa la discussione in rito abbreviato con le pesanti richieste del Pm della Dda Giorgio Milillo: 4 anni e due mesi per Razza e 3 anni e dieci mesi per Cosattini. Ovvio che dopo la sentenza di ieri, sia Razza, sia Cosattini, presenti in Tribunale, abbiano tirato un sospiro di sollievo. Volti sorridenti e strette di mano nei corridoi, anche con il pm. Il caso è chiuso. Razza è praticamente certo di non dover rimettere piede in prigione, visto che potrà confidare nell'affidamento in prova. Senza tener conto che il leader degli Nta (difeso dall'avvocato Lorenzo Fabbro) ricorrerà in appello per far cadere l'aggravante per fini di terrorismo contestata dalla Procura. A suo carico c'erano una sessantina di capi di accusa, dal danneggiamento, all'associazione eversiva, alla propaganda e apologia sovversiva (da cui è stato assolto perchè non più previsto come reato), alla fabbricazione di ordigni, alla istigazione a delinquere. Buona parte dei reati si è prescritta.BRAncora meglio è andata a Cosattini, a cui il giudice ha anche condonato interamente la pena per l'indulto (dopo aver escluso l'aggravante dei fini terroristici). Sono ormai alle spalle i momenti delicatissimi del gennaio 2004 quando entrambi finirono in carcere a Venezia. Razza ammise subito di essere l'unico responsabile di tutta la serie di attentati e rivendicazioni firmati Nta. Cosattini restò coinvolto unicamente a causa di quella che ieri egli stesso ha definito una goliardata: nel gennaio '96 insegnò a Luca Razza a preparare un ordigno rudimentale utilizzando una caffettiera, senza sapere che poi l'amico avrebbe usato quella moka modificata per far esplodere l'auto di un militare statunitense a Spilimbergo. Cominciò così la 'carriera" degli Nta. Cosattini poi tagliò i ponti con Razza. Quest'ultimo ha sempre ripetuto di aver fatto sempre tutto da solo. E forse non sarebbe stato neppure scoperto – nonostante la caccia che gli stavano dando polizia e carabinieri di Friuli-Venezia Giulia e Veneto – se non avesse commesso una leggerezza, telefonando da una cabina pubblica con una scheda telefonica che poi gli investigatori riuscino a collegare al suo nome. Fu così che venne fermato. E così si scoprì che gli Nta non erano una banda organizzata e ormai vicina alle Brigate Rosse, come avevano ipotizzato alcuni alti magistrati, ma la creatura di un uomo solo. Solo anche nella vita. Si, è stato un percorso nato da una solitudine ha confermato ieri lo stesso Razza, che a metà anni 90 stava vivendo una profonda crisi interiore. Nacque così la voglia di prendersi una rivincita mettendosi in mostra. E inventò gli Nta. Ma sono sempre stato sicuro che non si sarebbe mai fatto male nessuno ha ribadito.BRLa volontà di agire in sicurezza è confermata anche dal Pm Milillo, che in questi anni ha avuto modo di esaminare il caso in tutte le sue sfaccettature e di conoscere bene anche Luca Razza: Questa è una vicenza psicologica molto particolare – ha detto ieri il magistrato a margine dell'udienza – . Razza è stato insofferente a certe cose. Per esempio alla vita di provincia in una città come Udine. A un certo punto ha avuto voglia di evasione. Fatto sta che per dieci anni ha tenuto impegnate le forze dell'ordine. E posso anche dire che nonostante non ci siano altri imputati è molto plausibile che qualcuno lo abbia aiutato nella stesura e nella diffusione dei comunicati degli Nta.