Non sarà di Attila, ma è sempre... oro

È documentato che Mossa fu abitata fin dal Neolitico e che vide da vicino la frenesia distruttiva delle ordi barbare che scendevano dalle terre slave. In particolare, si racconta che il terribile Attila abbia nascosto parte dell'oro, frutto delle sue sanguinarie scorrerie, in un pozzo profondo 25 metri, situato proprio nei possedimenti di Simone Turus. In verità, ci sono, in regione, circa una decina di pozzi su cui aleggia una leggenda analoga, ma, distando il nostro solamente una manciata di chilometri dall'antico ponte romano, è probabile che, proprio questo, abbia visto passare il re degli Unni. Ora, io non so se ci sia veramente l'oro, in fondo a quell'antico pozzo, ma sono sicuro che come oro risplende il prezioso vino di Simone Turus. Il biglietto da visita parla chiaro: Oro di Attila, vino d'artigianato. Che vuole dire, si chiederà qualcheduno. Basta un breve contatto con Simone Turus per capire fino in fondo il senso di tale affermazione. La storia che racconteremo credo sia eloquente. Simone nasce come macellaio e salumiere. Certo, tradizione di famiglia, quella della carne, ma Simone è attento e sensibile. E soprattutto non si accontenta. Perciò, da buon perfezionista, vuole avere il controllo di tutto il ciclo produttivo. Partendo dai campi e dal mangime, che coltiva, prepara, ed essicca personalmente, agli animali, che vengono allevati in azienda, fino alla macellazione e alla conclusiva insaccatura che gode di ricette segrete e attenzioni particolarissime. Il prodotto che ne deriva è di grande qualità, e di elevato fascino, tanto che pure la stampa specializzata (il prestigioso Gambero Rosso o il maestro Veronelli) se n'è occupata. BRRaggiunto quel traguardo ecco un'altra sfida: il vino. Simone dispone di 18 ettari, di cui una piccola parte dedicata alla vigna, ma se gli ettari sono pochi, le vigne sono vecchie e, di nuovo, l'attenzione è massima in ogni particolare. Ecco il risultato. Dal calice si sprigionano bagliori dorati. Ma non è il solito Chardonnay dai profumi gentili di vaniglia e frutta tropicale. Ha un carattere deciso, originale, invitante, che stuzzica le narici e riconduce alle bucce del chicco che contenevano il prezioso succo. Fa poi pensare a fienagioni estive ricche di fiori secchi ed erbe spontanee, agli arbusti della macchia mediterranea e alla tostatura di arachidi e pistacchi. La risposta del sorso è immediata e coerente. È secco, ha buona struttura e spiccata mineralità che esalta il finale di bocca e lo rende duttile negli abbinamenti.