Grafico, arredatore e umorista

/I/BIdi MARIO BLASONI/I/B/I/BBBRBR/I/BBLa sua biografia lo indica come disegnatore umoristico, grafico, illustratore e arredatore, ma lui, Giorgio Giaiotto, quando si presenta, taglia corto: sono un grafico umorista. BRQuando parlano di Giaiotto, immancabilmente lo definiscono: più conosciuto nel mondo che in Friuli.BRLui è d'accordo. E aggiunge: Nei miei lavori non troverete niente di friulano, niente di locale: il Friuli mi ha dato degli spunti, ma non mi ha dato maestri. BRNemo propheta in patria, dunque.BRNato nel 1938, in una patriarcale famiglia di contadini della periferia udinese(eravamo in 15 e ci chiamavano 'chei di paîs", perchè eravamo originari di Faedis), Giorgio Giaiotto ha avuto come prime letture il Vittorioso, Sciuscià e l'Intrepido, come modello Jacovitti, come prima palestra il Travaso. BRCome lui sono passati per le pagine della mitica rivista umoristica del dopoguerra altri giovani della sua generazione diventati famosi (Alberto Fremura, Gavino Sanna, Forattini, Giannelli). BRE lui perchè si è fermato a Udine? Negli anni '60 - ha raccontato in una recente intervista - avrei fatto carte false per andare a Milano, ma per vari motivi non sono potuto andare. BRE in seguito? Non ho trovato il coraggio di dare un taglio netto e via. Così il brillante umorista di casa nostra è rimasto tale (anche se ha avuto successi memorabili ed è finito nelle enciclopedie!). BRGiaiotto si è creato un suo mondo artistico, fatto di situazioni, ambienti, slogan, personaggi (basti pensare all'invenzione del gomitolo, alle divagazioni sulla lettera i e sul numero 1, a1 tormentone delle impronte); ha partecipato a concorsi, ha vinto premi, ha riscosso elogi, ma non ha mai passato decisamente il Rubicone professionale.BR(E nemmeno quello della politica: Sono sempre stato apartitico, un bene per la mia libertà, ma, se vogliamo, anche un male perchè non ho ricevuto nessuna spinta). BRCome mestiere ha fatto - e in parte lo fa tuttora - il disegnatore tecnico, il grafico pubblicitario, il pittore e l'arredatore, oltre al vignettista, ovviamente. BRHa lavorato negli studi di ingegneri e architetti, poi si è messo da solo. BRGiorgio ha cominciato a disegnare a 14 anni (era, appunto, il 1952 quando La settimana enigmistica gli pubblicò la prima vignetta, sul tema dei fantasmi). BRPoi, dal '53 il Vittorioso, il settimanale cattolico a fumetti che si contrapponeva al laico l'Avventuroso, lo ebbe per assiduo collaboratore, promettente sia per quanto riguarda i disegni che le battute. BRAlle medie era bravissimo nel disegno geometrico, ma poi la lasciato gli studi perché la scuola non stimolava alla fantasia. Si è buttato sulle letture (tutto Kafka, John Steinbeck e, naturalmente, molti fumetti). BRNel 1955 è andato a lavorare alla cooperativa vetrai di piazzale D'Annunzio come decoratore, ma dopo pochi mesi ha scelto gli studi professionali, prima dall'ingegner De Marco, poi dall'architetto Mangani, dove è rimasto 12 anni.BRNel 1970 si è messo in proprio con studio-abitazione in via Carducci, dove tuttora risiede (con la moglie Aura, insegnante da poco in pensione, sposata nel '65: hanno un figlio, Massimo, laureato in scienze bancarie, che ha tutt'altri interessi di quelli paterni). BRNel 1963 Giaiotto ha vinto il primo importante premio con Il gomitolo, tema che ha poi sviluppato in animazione (a questa striscia, pochi anni dopo, si è ispirato un famoso disegnatore di Milano che reclamizzava pentole e caffettiere!). BRNel '66 ha vinto un concorso mondiale a New York per un nuovo carattere tipografico (per 25 anni mi hanno mandato le royalties). BRAbbiamo già accennato alle successive invenzioni (la lettera i e i numeri); l'ultima è l'impronta digitale, protagonista di bizzarre situazioni grafico-umoristiche. BRNe ha create una cinquantina, cinque delle quali sono finite anche sulle magliette t-shirt. BRQualche esempio: l'impronta diventa un piatto di spaghetti, la coda del pavone, le orecchie di Topolino, un prosciutto, un campo arato. Nel 1992 questo singolare artista in punta di penna e di matita ha chiuso lo studio professionale vero e proprio per rifugiarsi nell'atelier di via Battistig, dove ha preso corpo la sua più recente passione: collezionare manifesti (e locandine e foto-buste) di cinema. BRAppassionato della decima musa fin da ragazzo, dal 2001 ha cominciato ad arricchire pareti e scaffali dei suoi stanzoni con pacchi di disegni e fotoriproduzioni di cinema: è arrivato a 40 mila immagini! A queste si aggiungono le raccolte di fumetti, un genere parallelo, che ha segnato la sua vita dall'infanzia (Mandrake, l'Uomo mascherato, Cino e Franco, Dick Fulmine) ai giorni nostri. BRIn via Battistig Giaiotto trascorre 24 ore su 24 a curare le collezioni: riordina, cataloga, si prepara alle fiere e alle mostre. Alle quali partecipa abitualmente, in giro per l'Italia, scambiando, vendendo e comperando. BRAlla recente Fiera del libro di Torino si è sentito un po' protagonista: aveva un piccolo stand (Giorgio Giaiotto - Udine) ben piazzato accanto ai grandi editori. BRPuò dire la sua anche alle Giornate del cinema muto di Pordenone, dove è presente con foto d'epoca e manifesti. BRTra pochi giorni, il 29 giugno, parteciperà, in castello, assieme a 43 colleghi, alla mostra Vigne...ttando, sul tema del vino, che resterà aperta tre mesi. BRIn settembre terrà una grande personale a Tamai di Brugnera (120 suoi lavori, dagli anni '50 a oggi). Nel 2000, in una bella monografia uscita in occasione della sua mostra a Villa Manin, hanno scritto di lui Paolo Maurensig (analizzandone i percorsi incrociati tra varie tecniche di comunicazione), Renato Gurisatti (che evidenzia i germi poetici nei segni, senza bisogno di parole scritte), Bepi Bergamini (l'impronta costruisce, da sola, l'essenza del quadro), Mario Turello (il suo è un digitale dal volto umano) e Alessandro Molinari Pradelli (il foglio che usa si trasforma in palestra).BRNiente male per un artista-artigiano, un solitario, un free lance quasi ante litteram!