Il Tar: illecito limitare le antenne

UDINE. Il Tar del Friuli Venezia Giulia boccia la legge regionale 28 in materia di infrastrutture per la telefonia mobile, perché in contrasto con la normativa statale e comunitaria in materia. Accoglie i ricorsi presentati dai gestori Vodafone e Tim e trasmette gli atti alla Corte Costituzionale affinché si pronunci sulla legittimità degli articoli che della legge costituiscono l'ossatura.
Vodafone Omnitel ha presentato nel 2005 ricorso al Tar del Friuli Venezia Giulia, per chiedere l'annullamento del regolamento di attuazione della legge regionale 28, che indica le modalità di installazione di infrastrutture per la telefonia mobile. In particolare, i piani comunali di settore non consentirebbero l'insediamento degli impianti in ogni parte del territorio regionale, così come previsto dalla legge quadro e dal codice delle comunicazioni elettroniche (a condizione che rispettino i valori di soglia fissati dallo Stato), ma soltanto in siti previamente e specificatamente individuati (articolo 3 della legge 28), con ciò togliendo all'operatore la piena disponibilità di tutte le aree idonee. Si tratterebbe di intervento eccedente l'ambito di potestà della Regione.
Viene poi impugnato l'articolo 4 della stessa, in base al quale il piano comunale di settore deve definire la localizzazione delle infrastrutture degli impianti radioelettrici. La prefissione di tali limiti - afferma il ricorrente - eccede le finalità del piano e pregiudica le possibilità di sviluppo delle reti dei gestori. Sotto censure finisce pure l'articolo 5 della legge 28/2004. Esso subordina l'installazione degli impianti (le antenne) alla concessione o all'autorizzazione edilizia, previa acquisizione dei pareri vincolanti dell'Arpa e dell'Azienda sanitaria. A tale proposito si obietta che il dl 259 (norma statale afferente le reti base di telefonia mobile) prevede che l'installazione sia subordinata al solo rilascio dell'autorizzazione di cui all'articolo 87 del codice, previo accertamento, da parte della sola Arpa, del rispetto dei valori di soglia (onde elettromagnetiche). Infine viene impugnato l'articolo 8 nella parte in cui pone divieto assoluto di installazione nelle zone interessate da biotopi, mentre non detta alcun vincolo nei confronti di parchi e riserve naturali, meritevoli di ben maggiore attenzione.
Il Tar ritiene non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate. In merito ai contenuti dell'articolo 5 della legge regionale (concessione edilizia, pareri vincolanti dell'Arpa e dell'Azienda sanitaria), infine, il Tar reputa che tale iter, ai fini dell'installazione delle stazioni radio, è eccessivamente aggravato rispetto alle previsioni di snellezze e tempestività indicate dalla legge statale in attuazione delle direttive comunitarie.
La legge regionale ha creato un doppio filtro, di tipo pianificatorio (non previsto dalla legge statale) e concessorio, mentre il dl richiede solo un accertamento di compatibilità tecnica. Infine il collegio giudicante ritiene non infondata l'eccezione di illegittimità dell'articolo 8, laddove vieta l'installazione nelle zone interessate da biotopi, mentre nulla dice per parchi e riserve naturali, che pur dovrebbero godere di un maggior livello di tutela. Per tutti questi motivi il Tar ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, sollevando questione di legittimità degli articoli 3, 4, 5 e 8 della legge regionale 28. Anche il ricorso presentato dal gestore Tim Italia, sostanzialmente analogo nei motivi di opposizione, è stato accolto dal Tar e seguirà lo stesso percorso fino all'esame della Suprema corte.
Abbondio Bevilacqua