Vittorio Cumin, il papà della Pan

CODROIPO. Conosce ogni manovra che i velivoli stanno disegnando in cielo, eppure non stacca gli occhi dalla formazione, e solo per rispondere alle nostre domande si siede. È il generale Vittorio Cumin, il decano della Pan, che entrò nelle Frecce tricolori nel 1962. Friulano Doc, nato a Romans d'Isonzo, è legatissimo alla sua terra ma sempre modesto anche nel raccontarsi.
Eppure l'allora maggiore Mario Squarcina, il 'papà della pattuglia acrobatica nazionale" puntò subito sulle doti di pilota dell'allora giovane Cumin.
«Sono trascorsi 45 anni da quando ero al 6° Stormo a Ghedi, assieme a Squarcina, ero uno dei Diavoli rossi - racconta Cumin-. Ero partito da Romans d'Isonzo carico di speranze e molta buona volontà. Io giocavo a calcio nella Pro Gorizia, assieme a Enzo Bearzot, lui era di Aiello e quindi frequentavamo gli stessi ambienti. Poi mi sono arruolato e come ufficiale di complemento sono arrivato a conseguire il brevetto, quindi il 'magico incontro" con Squarcina. Ci siamo capiti subito e la nostra intesa è continuata anche in seguito. È stato lui a volermi negli Stati Uniti per due mesi. All'epoca ancora non c'era la possibilità di attraversare l'oceano se non inviando i velivoli via mare. Così andammo in tourneè formando una pattuglia italiana, ma i velivoli ce li prestarono gli americani: erano gli F84F, gli stessi che noi utilizzavamo in Patria. Ricordo che fu un successo incredibile».
«Poi, come detto sono entrato, nel 1962 nelle Frecce tricolori. Il primo anno ho volato da gregario e poi per cinque anni ho assunto il ruolo di leader -continua il generale Cumin-. Quindi ho concluso la mia avventura in Pan dopo essere stato per altri due anni il comandante del 313° Gruppo addestramento acrobatico. Sono trascorsi 45 anni ma lo spirito è sempre lo stesso. È cambiata solo l'organizzazione e tutto il seguito che la Pan riesce ad avere. Basta guardarsi intorno oggi per capire cosa significhi ora essere un pilota della Pan. Televisioni, giornalisti e un pubblico incredibile, appassionato ed entusiasta. Noi ci trovavamo una volta l'anno e tutto poi rientrava nella norma. I ragazzi di adesso, comunque, lo continuano a ripetere, ed è vero, che stanno seguendo le nostre orme. Anche per quanto riguarda l'esibizione, il programma ha subìto pochi cambiamenti ma il segreto è nello spirito che aleggia all'interno del team a fare la differenza».
Non nasconde un bricciolo di commozione, il generale Cumin, quando conclude affermando:«Anche per me, quando assisto a queste esibizioni l'emozione è sempre la stessa». (g.co.)