Muore il fondatore di Radio Italia Network

/I/BIdi PAOLA LENARDUZZIBRBR/I/BL'hanno trovato in fin di vita mentre stava montando mobili ed è parso naturale pensare a un infortunio sul lavoro. Invece Leo Barbarino, 41 anni, è deceduto per un probabile infarto mentre era impegnato per conto di una ditta in un appartamento di via della Madonnetta. Era stato il fondatore, nel 1982, di Radio Italia Network.BR Ieri pomeriggio era al lavoro in un condominio di nuova realizzazione, la Residenza Giardino di via della Madonnetta, laterale di viale Palmanova, dove stava montando dei mobili appena consegnati. Alcuni amici, che lo avevano sentito la mattina al telefono, sono passati a salutarlo: dovevano accordarsi per un'iniziativa comune. Vista la Panda bordeaux di Leo parcheggiata sul fianco della carreggiata, hanno cominciato a chiamarlo dal cortile, ma non hanno sentito risposta. BRSaliti nell'appartamento, l'hanno trovato disteso sul tavolino di vetro, che si era spaccato per l'improvviso impatto col corpo, sopra una macchia di sangue. Respirava ancora, ma inutili sono stati i tentativi di rianimarlo, così come il prodigarsi dei sanitari del 118, subito intervenuti con un'ambulanza e l'auto medica. Sul posto anche gli agenti della Volante. Dai primi accertamenti, risulta che l'uomo sia stato stroncato da un infarto. Da qualche tempo Leo Barbarino pare soffrisse di problemi cardiaci e di pressione alta. BRViveva da solo in una casa di via Salcano, laterale di via Laipacco, e lavorava per conto proprio come artigiano, antennista e montatore di mobili. In passato abitava in centro città ed era molto conosciuto perchè la sua elevata competenza in fatto di tecniche di trasmissione gli aveva permesso di fondare, assieme a Mario Pinosa e Alberto Zeppieri, Radio Italia Network, emittente radiofonica che nel '90 è diventata nazionale. BRLa vita non era stata generosa con lui. Figlio unico, da ragazzo rimase senza genitori, venuti a mancare in poco tempo (il padre, resiano, morì a cusa di un tumore, mentre per la madre, bellunese, risultò fatale un attacco d'asma). Chiusa con qualche amarezza l'esperienza della radio, aveva gestito una discoteca a Medea, quindi si era occupato del negozio di alimentari di famiglia all'angolo tra via Gemona e via Deciani – ora lì c'è il bar Corin –, che poi aveva ceduto; si era trasferito in periferia e aveva dato un taglio decisamente diverso alla sua vita, limitandosi a montare mobili e antenne quando c'era bisogno.