Pedofilia, parroco suicida in carcere

BERGAMO. Il parroco di Villa di Serio, don Vittorio Damiani, 62 anni, arrestato il 6 maggio scorso per ordine della magistratura di Chiavari con l'accusa di correità in abusi sessuali su minori, si è ucciso ieri nel carcere di Bergamo. Sull'episodio la direzione mantiene il riserbo, ma è trapelato che il sacerdote si è impiccato nella notte in cella. Da parte della Procura della Repubblica di Bergamo è stata disposta l'autopsia, ma la data resta ancora da fissare.
Don Vittorio Damiani era stato arrestato a Ranica, in provincia di Bergamo, assieme a un tecnico informatico di 27 anni, originario di Novara, ma con domicilio a Genova. Il sacerdote aveva subito protestato la sua innocenza, e l'aveva ribadita durante l'interrogatorio davanti al giudice delle indagini preliminari, avvalendosi però della facoltà di non rispondere e riservandosi di fornire una sua versione dei fatti successivamente.
Nell'inchiesta, oltre al prete bergamasco e al giovane, sono risultati coinvolti anche un trentaduenne di origine tedesca, ma domiciliato a Bergamo e una quarta persona di 59 anni detenuta a Massa Carrara. Pochi giorni dopo l'arresto del sacerdote, il vescovo ausiliare della diocesi di Bergamo, monsignor Lino Belotti, aveva espresso il dolore della chiesa, aggiungendo che «pur non disponendo di elementi in grado di formulare un giudizio obiettivo e sereno», il vescovo e la chiesa di Bergamo «sono vicini a tutte le persone coinvolte in questa tristissima vicenda, in particolare alle presunte vittime delle violenze contestate».
Con ogni probabilità a innescare il gesto estremo di don Vittorio Damiani potrebbe essere stato il provvedimento di fermo giudiziario della Procura di Bergamo che in pratica gli impediva di tornare libero nonostante la pronuncia del tribunale del riesame di Brescia che ne disponeva la scarcerazione.
Una vicenda giudiziaria complessa che ha preso le mosse dalla magistratura di Chiavari, che aveva emesso gli ordini di arresto. Successivamente la Procura della Repubblica di Chiavari si è dichiarata incompetente per territorio e ha passato gli atti alla magistratura di Bergamo. Nel frattempo un primo ricorso al tribunale della libertà di Genova era stato respinto.
La scorsa settimana il legale del prete, Roberto Bruni, ha fatto ricorso al tribunale del riesame di Brescia rilevando che dal momento in cui l'inchiesta era passata alla magistratura di Bergamo quest'ultima non aveva emesso alcun provvedimento restrittivo e che l'ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal giudice di Chiavari era ormai decaduto di validità. Tesi accolta dai giudici del riesame di Brescia che hanno disposto la scarcerazione del sacerdote. Contestualmente il pubblico ministero Carmen Pugliese ha emesso un ordine di fermo giudiziario che è stato notificato al sacerdote contestualmente all'ordinanza del tribunale del riesame.
Il fermo, tra l'altro, era motivato dal pericolo di fuga, mentre il legale del prete ha riferito che don Damiani aveva chiesto di essere inviato al monastero di San Giacomo di Pontida. Si è infine appreso che il sacerdote era in cella con un altro detenuto il quale sostiene di non essersi accorto di nulla dato che dormiva profondamente.