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Carlo Bertini / RomaLe correnti sono avvertite: se qualcuno fa scherzi si rischia di piombare nel caos, il percorso congressuale potrebbe trasformarsi in scontro: Enrico Letta fino a ieri sera ha sentito tutte le aree del partito per raccogliere consensi sul compromesso che proporrà oggi: non si può accelerare troppo a gennaio perché si strozzerebbe la fase costituente per aprirsi all'esterno; ma si può ridurre al massimo la seconda parte, quella nei circoli prima dei gazebo. Pur sapendo che la data del 19 febbraio per le primarie confligge con alcuni aspetti, come la concomitanza con le elezioni in Lazio, Lombardia, Friuli e Molise. Quando sarà decisa la data del voto, in teoria si potrà modificare anche la convocazione dei gazebo. «Se perdiamo le regionali, le primarie ne risentiranno», temono i dem.Ma la sinistra voterà questo accordo turandosi il naso, non gradisce tutta questa fretta. Anche perché non ha un candidato ed Elly Schlein, vicina a quell'area politica, avrebbe bisogno di più tempo per farsi «accogliere» dal popolo dem. Mezzo partito però le è contro e non vuole perdere altri mesi, mentre fuori infuria la bufera col governo Meloni.Il Pd rischia di implodere e Letta stamane farà un discorso con i mille delegati proponendogli di votare un dispositivo che fissi le primarie entro il 19 febbraio e con un percorso costituente, per aprirsi agli esterni, che duri fino al 22 gennaio. Se tutto filerà liscio oggi, domani formalizzerà la sua candidatura Stefano Bonaccini e a seguire lo faranno gli altri candidati, che avranno comunque tempo fino al 27 gennaio. E il 10 dicembre, il Pd sarà chiamato ad una «giornata di mobilitazione generale» che dia il segno di una ritrovata vitalità «per opporsi alla manovra della destra, ai richiami ai no vax e agli evasori». Iniziativa che Letta lancerà nei prossimi giorni, o come una manifestazione nazionale o spalmata in tante piazze d'Italia.«Da un lato c'è l'urgenza di fare una cosa che apra all'esterno, dall'altro quella di avere subito una leadership legittimata», sarà in sintesi il messaggio di oggi del segretario uscente. Consapevole che comunque il passaggio odierno in assemblea, che secondo lo Statuto richiede una maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto, è da brivido: la sinistra di Andrea Orlando fa sapere di avere «grandissime perplessità» sul dispositivo che il braccio destro di Enrico Letta, Marco Meloni, ha messo a punto per avere una maggioranza blindata ed evitare guai. «Perché sono due cose inconciliabili una conta sui nomi e un congresso costituente», dice Orlando. «Il Congresso faccia scelte politiche chiare e chi perde non si ingrugna», dice Goffredo Bettini . Ci vogliono però oltre cinquecento voti dei mille delegati per chiudere la partita, perché ci sono cambi allo Statuto da approvare: una norma transitoria che inserisce nel percorso congressuale del partito questa nuova fase costituente; consentendo la partecipazione a chi fa parte di un altro movimento o associazione che lo deliberi. E ai non iscritti che sottoscrivano un'adesione, anche on line, con un contributo volontario di un euro. La fase costituente servirà a far esprimere i partecipanti «su una serie di nodi politici essenziali, come i valori fondanti, la missione, le modalità di organizzazione». I componenti del comitato costituente formato da personalità del mondo del lavoro, dell'impresa, della cultura, etc. che redigerà il Manifesto dei valori e dei principi, verranno nominati la settimana prossima in Direzione. Entro il 12 febbraio saranno votati i candidati alla segreteria dagli iscritti, compresi quelli che hanno aderito alla fase costituente. Ed entro il 19 febbraio si terranno (salvo circostanze eccezionali legate alle regionali) le primarie tra i due candidati che hanno ottenuto un maggior numero dei voti nei circoli. --© RIPRODUZIONE RISERVATA