Armi

Antonio Bravetti / RomaSull'invio di nuove armi a Kiev non si discute, la linea atlantista non cambia. Dopo i cinque del governo Draghi, il nuovo esecutivo metterà a punto un sesto decreto interministeriale per destinare mezzi militari all'Ucraina: Giorgia Meloni ne parlerà presto con il segretario della Nato Jens Stoltenberg, atteso giovedì a Roma. La maggioranza deve però decidere quale sarà la procedura da seguire. La scelta fondamentale è se continuare a passare solo dal Copasir, come fatto fin qui, o parlamentarizzare la discussione, come chiede a gran voce il Movimento 5 stelle. Un'insistenza che non è piaciuta al ministro della Difesa Guido Crosetto: quelli di Giuseppe Conte sono modi da «bullo di quartiere». Per l'ex premier «su scelte così importanti la politica non scappa dal confronto parlamentare. Altrimenti sì che si è bulli, ma non di quartiere: della democrazia». Lo scontro è destinato a infiammarsi. Su un punto però la maggioranza non ha intenzione di fare alcun cambiamento: la lista degli armamenti resterà secretata. È una valutazione politica che affonda nelle esigenze di sicurezza a cui il nuovo governo non ha intenzione di venir meno. Fratelli d'Italia, assicurano dal partito, «non avrebbe problemi a portare il decreto in aula». È un'ipotesi, un passaggio non dovuto, ma che la maggioranza potrebbe scegliere di fare. In ogni caso nessuna pubblicità alle armi, che dovrebbero prevedere meno mezzi di terra e più sistemi di difesa aerea e antimissilistica. Inoltre, prima della fine dell'anno, il Parlamento dovrà prorogare il decreto di marzo che dà copertura all'invio delle armi fino al 31 dicembre. «È un mandato che ha votato lo stesso Conte - ricordava ieri il ministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso, presidente uscente del Copasir - tutti possono cambiare idea, ma questa è una legge dello Stato». Il leader dei Cinquestelle, però, insiste e «pretende» che il governo «venga in Parlamento a confrontarsi democraticamente sulla strategia in Ucraina e sull'invio di armi, permettendo a tutte le forze politiche di esprimersi». Il dibattito potrebbe essere esplosivo. Le posizioni delle opposizioni vanno dal no di Conte (e dell'alleanza Verdi-Sinistra) al sì convinto del terzo polo, passando per Enrico Letta che ha ribadito che l'atteggiamento del Pd «sarà in linea con quello che abbiamo fatto dal 24 febbraio in poi». Non solo: anche Lega e Forza Italia sarebbero chiamate a professare apertamente il loro atlantismo. Nulla è scontato. Per dire: stasera a Milano si ritroveranno a parlare di pace Gianni Alemanno e Fausto Bertinotti. «Meloni - diceva ieri l'ex sindaco di Roma - tenga conto che la maggioranza degli italiani è contro l'invio di armi a Kiev». Ecco perché, tenendo conto di tutte le possibili fibrillazioni, il governo potrebbe decidere che la strada migliore è quella tracciata da Draghi: ovvero un dibattito a porte chiuse in sede di Copasir, che questa settimana potrebbe eleggere un presidente del Pd: più Lorenzo Guerini che Enrico Borghi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA