«Tanti studenti ancora senza un alloggio l'ateneo è responsabile: stia al loro fianco»

Elena LivieriUna lettera aperta alla rettrice dell'Università di Padova Daniela Mapelli per denunciare la grave situazione che si è venuta a creare per molti studenti fuori sede a causa della carenza di posti letto. Parole dure da parte di Emma Ruzzon, la presidente del Consiglio delle studentesse e degli studenti, che non risparmiano di mettere nero su bianco quella che considera né più né meno la responsabilità dell'Ateneo per non aver affrontato per tempo la questione. Ma la lettera va oltre le accuse: mette sul piatto soluzioni per far fronte all'emergenza - vedi la possibilità della Didattica a distanza. Di più: la rappresentante degli studenti chiede alla rettrice Mapelli di esporsi apertamente al fianco degli studenti per far fronte comune nei confronti della Regione da cui partono i tagli al diritto allo studio. la questione abitativaRuzzon, che aveva fatto parlare di sé in occasione del suo intervento ala cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico - per la schiettezza e determinazione con cui aveva posto proprio il problema del diritto allo studio e dell'attenzione verso i giovani da parte delle istituzioni - rivela come siano centinaia di messaggi da parte di studenti disperati che non riescono a trovare un posto dove vivere in città. «Studenti che dormono in tenda o in macchina, quando non possono permettersi di alloggiare per settimane in hotel e b&b» rivela Ruzzon, «Padova sta vivendo una grave emergenza abitativa che si protrae dall'estate del 2021. Il rincaro dei prezzi in città è straordinariamente alto: il 40% in più rispetto all'anno scorso, seconda solo a Milano e Roma». Legato al caro prezzi è il problema della mancanza di alloggi: «Una persona su due degli aventi diritto per reddito a un alloggio in residenza universitaria non ha un posto letto» denuncia Ruzzon, «da indagine svolta due settimane fa, almeno un migliaio di studenti non ha ancora trovato casa, e chi l'ha trovata è spesso costretto a pagare oltre 400 euro per una stanza. E ci sono circa 500 nuovi immatricolati in Medicina e Professioni sanitarie, con obbligo di frequenza: potranno davvero frequentare? Quanti chilometri dovranno percorrere per arrivare in aula e quanto dovranno spendere?». La conseguenza è l'abbandono degli studi: «Difficilmente chi si trova senza alloggio si iscrive in un altro ateneo» conferma la rappresentante degli studenti, «essendo ormai inizio ottobre».l'accusaQuindi le responsabilità: «L'emergenza abitativa e la carenza di posti letto per studenti sono un problema riconosciuto a livello nazionale; eppure, ancora non una parola da parte dell'Ateneo di Padova» rileva Ruzzon, «dov'è il diritto allo studio? Se la situazione era "inevitabile", altrettanto doveva essere la ricerca e messa in campo di soluzioni sul lungo termine e supporto nell'immediato per un problema che denunciamo dall'anno scorso».fronte comune«Se sappiamo che parte consistente del problema risiede nel costante definanziamento del diritto allo studio da parte della Regione Veneto, nella carenza di posti letto nelle residenze Esu» esorta Ruzzon, «è necessario che l'Ateneo prenda pubblicamente e in modo deciso posizione, accanto alla comunità studentesca, chiedendo con forza alla Regione soluzioni immediate. Deve mettere in campo tutte le misure necessarie, coinvolgendo tutte le istituzioni. Serve una rete di trasporti che arrivi alle periferie che non gravi sulle spese dello studente e l'obbligatorietà per i docenti della didattica a distanza». Il messaggio è chiaro: nessun studente deve essere lasciato indietro. «Se nei suoi 800 anni l'Università di Padova vuole davvero tener fede ai suoi valori fondanti non può accettare che centinaia di suoi studenti rinuncino agli studi: se vuole essere "tutta intera e per tutti" non deve rivolgersi solo a chi ha il privilegio di vivere in modo tradizionale l'Università» continua la presidente, «sua primaria attenzione deve essere posta a chi questo privilegio non ce l'ha. L'Università di Padova prenda coraggio» l'invito accorato a far fronte comune, «ascolti i suoi studenti e si schieri con la comunità studentesca». --