«Per l'ampliamento dell'Alì progetto ancora da definire»

Cristiano CadoniCi sono quattro grandi frecce nere sulle tavole dei piani urbanistici - sia quello comunale che quello intercomunale - a indicare la direzione verso la quale potrebbe espandersi, in caso di necessità, la zona industriale di Padova. E un caso di necessità, senza alternative possibili, è considerato dall'amministrazione comunale quello dell'Alì, storico marchio padovano dei supermercati, che in via Svezia ha già un magazzino da 29 mila metri quadrati, in un'area complessiva di 46 mila metri quadri. E che ha bisogno di allargarsi per avere 80 mila metri quadrati di magazzini, così da disporre di un hub della logistica. «Sappiamo bene che in zona industriale ci sono capannoni vuoti e aree inutilizzate», riflette l'assessore al Commercio Antonio Bressa, che sua seguendo la vicenda fin dall'origine, «ma Alì non può spezzettare il suo magazzino, ha bisogno di più spazio dove opera già. Ecco perché ha chiesto la disponibilità delle aree adiacenti. Ed ecco perché abbiamo avviato l'iter per valutare se concedergliele e a quali condizioni». Le aree adiacenti, 150 mila metri quadrati, sono terreni agricoli "vergini", che non conoscono cemento: da qui uno dei motivi della protesta che sta montando contro un'operazione che contraddice tutte le buone intenzioni sbandierate dall'amministrazione comunale sull'azzeramento del consumo di suolo.L'INIZIO DI UN PERCORSOBressa pesa ogni parola e sottolinea in particolare un concetto, con l'intenzione di tranquilizzare i cittadini di Granze e Camin che si sentono minacciati dal progetto: «Siamo solo all'inizio del percorso, tant'è vero che sono aperti i termini per le osservazioni. Quello che è successo finora si può riassumere così: un privato, cioè Alì, ha manifestato la volontà di espandere l'attività e, come previsto dalla legge, non avendo trovato soluzioni alternative - cioè capannoni già esistenti o altri terreni da occupare - chiede il cambio di destinazione d'uso per le aree alle quali è interessato, che nei piani regolatori sono individuate come agricole ma idonee per possibili espansioni». La richiesta è stata presentata al Suap, lo sportello per le attività produttive. Il progetto è stato discusso in conferenza dei servizi e ha ottenuto un primo via libera. «Ma quello che è stato espresso finora è solo un giudizio tecnico», va avanti Bressa. «La partita deve ancora cominciare sotto il profilo politico».COSA SUCCEDE ADESSOUna volta scaduti i termini per le osservazioni dei cittadini, il Comune avrà tempo per le controsservazioni. E la variante richiesta da Alì dovrà comunque passare per l'esame della commissione consiliare prima e del consiglio comunale poi. «Ho letto delle perplessità manifestate dai cittadini di Granze e Camin e capisco i loro dubbi, sia sul progetto complessivo, sia sulle opere di mitigazione ambientale che sono state proposte da Alì», spiega Bressa. «Ma vorrei tranquillizzarli: è ancora tutto da decidere e da definire. Alì ha fatto una proposta, spetta a noi valutarla o integrarla. Dovremo anche stabilire, in proporzione al valore generato dal cambio di destinazione d'uso dei terreni, qual è il contributo straordinario che chiederemo all'azienda e come lo spenderemo». Del caso si stanno occupando anche i consiglieri comunali che conoscono meglio quella zona della città, a cominciare da Nereo Tiso (Pd). «Nei prossimi giorni mi metterò in contatto con i comitati per fissare un incontro e cominciare a discutere di cosa si può fare», promette infine l'assessore Bressa. «Ci vedremo e affronteremo insieme gli aspetti che loro considerano più critici». --