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la cerimoniaABANO TERMEUna folla, una testimonianza d'affetto da tutta la comunità di Giarre ieri mattina nella chiesa parrocchiale per dare l'ultimo saluto a Michele Varroto, il 54enne aponense venuto a mancare dopo appena 39 giorni di malattia. Chiesa gremita, persone sul sagrato, in molti hanno voluto testimoniare vicinanza alla moglie Sonia, al figlio Filippo, ai fratelli Enrico e Mauro, alle cognate e alla mamma Vittoria. A celebrare le esequie c'era don Franco Marin, parroco di Torreglia, data l'indisposizione del parroco di Giarre, don Odilio Longhin che, con una nota lasciata allo stesso don Franco, non ha tuttavia mancato di dimostrare vicinanza alla famiglia, molto nota a Giarre. Fra gli altri ieri erano presenti il vicesindaco Francesco Pozza e l'ex consigliere Maurizio Tentori a dare l'ultimo saluto a Michele, l'analista chimico e dirigente di calcio, prima dell'Abano e poi dell'Este.«Io e don Odilio vogliamo dimostrare vicinanza e affetto, come sta dimostrando questa gente in questo momento di grande dolore», ha esordito nell'omelia don Franco. «Un dolore che ovviamente è grande. In questo momento viene in mente l'albero che Michele aveva rappresentato a dimostrazione della grande fraternità e come invito ad essere fratelli. Michele faceva parte di una famiglia calda, affettuosa e unita. Una famiglia dove si è sempre voluto bene con tutti e ringraziamo il Signore per questo. Ringraziamo il Signore anche per le parole di incoraggiamento e il coraggio con cui Michele ha affrontato tutto questo. Michele ha vissuto con la sua fede e anche questo merita in grazie al Signore».Nell'omelia il parroco di Torreglia ha anche ricordato, a proposito, come Michele abbia fatto parte del consiglio pastorale della parrocchia di Giarre. «Michele ha fatto la sua parte con grande devozione verso gli altri, ripercorrendo quello che Gesù ha sempre detto: quello che fate ai vostri fratelli è come lo faceste a me. Michele ha fatto la sua parte, da dirigente di calcio, facendo giocare i ragazzi e facendoli crescere insieme. Michele ha fatto la sua parte» ha ribadito il sacerdote «e ora tocca a noi».Nella parte finale dell'omelia immancabile il riferimento alla malattia e alla lotta intrapresa. «Michele ha combattuto la buona battaglia, mettendo sempre davanti le esigenze e le necessità dell'altro. Michele ha terminato la sua corsa a 54 anni, ma la nostra deve proseguire, ricordandolo e tenendo sempre in mente che ora tocca a noi fare la nostra parte. Michele ci ha detto: ho fatto la mia buona battaglia, ho terminato la mia corsa. Ora allora spetta a noi fargli onore». In occasione delle esequie sono state raccolte anche donazioni in favore dello Iov di Padova.--Federico Franchin