Maxi buco milionario sulle criptovalute Molti investitori padovani, al via le denunce

Fabio PoloniPartono le denunce in più Procure della Repubblica, Treviso in primis, per la presunta truffa milionaria delle criptovalute. Migliaia di investitori (si stima tra i quattromila e i seimila) moltissimi dei quali padovani, vivono ore d'ansia: nei giorni scorsi la New Financial Technology, società che ha raccolto milioni di euro promettendo rendimenti altissimi grazie alla compravendita di criptovalute, ha annunciato di essersi «trovata ad affrontare problematiche interne non previste» e di aver «deciso di effettuare un riassesto tutelando per primo il capitale depositato dei clienti, programmando una restituzione degli stessi. Molto probabilmente i clienti verranno rifusi in un piano di rientro che verrà valutato e concordato nei prossimi giorni». Le denunceMoltissimi degli investitori sono in Veneto: segnalazioni sono partite da Padova, Treviso, Vicenza. Un gruppo ha dato mandato allo studio legale Lexia di Milano, specializzato proprio in criptovalute e class action in questo settore (come quella contro la piattaforma Binance, un anno fa) di valutare come muoversi. A Treviso si è messo in azione il "Movimento difesa del cittadino". «Ci stiamo attivando per comprendere come recuperare i denari investiti - spiegano - Riteniamo opportuno denunciare al più presto l'accaduto alla Procura e a mettere al corrente della vicenda, che presenta molti lati oscuri, le autorità di controllo italiane e inglesi». Dall'analisi della documentazione relativa alla New Financial Technology, spiega il Movimento difesa del cittadino, «emerge che la stessa si trova in una situazione di rischio 26 in una scala che va da 1 (rischio massimo) a 99 (minimo) e non è in buone condizioni economico-finanziarie, presentando il più basso merito creditizio e avendo chiuso il 2020 in perdita. Appare preoccupante, inoltre, che si tratti di una società a responsabilità limitata e che il capitale sociale sia di mille sterline». Scarsa trasparenzaSono tre i soci della NFT: l'avvocato Emanuele Giullini e i trevigiani Christian Visentin e Mauro Rizzato. Il timore degli investitori è ora quello di essere caduti nel classico "schema Ponzi": i rendimenti faraonici promessi (dieci per cento mensile garantito) sarebbero stati pagati non grazie a veri guadagni sugli scambi di criptovalute, bensì utilizzando il capitale dei nuovi investitori. Ora che la società ha annunciato queste «problematiche interne non previste», il timore è che sia saltato il banco. Per voce di Giullini, sabato la NFT ha smentito la possibilità di trovarsi di fronte a uno "schema Ponzi", ma non ha chiarito ulteriori aspetti, demandando altre comunicazioni ai prossimi giorni. «Si tratta senz'altro di una vicenda su cui va fatta immediatamente chiarezza», afferma l'avvocato Matteo Moschini del Movimento difesa del cittadino, «e in questo senso ci stiamo attivando, predisponendo una denuncia collettiva, per conto di tutti i risparmiatori traditi, alle autorità giudiziarie e di controllo. Lavorare con l'estero non è facile, ma i tre soci sono italiani e, se di truffa si tratta, cerchiamo di poterli "aggredire" dal punto di vista economico per recuperare le somme». --