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IL DOSSIERRiccardo SandreChi lavora in Veneto prende 600 euro in meno all'anno rispetto a un lavoratore medio italiano. A dirlo sono i dati elaborati dalla Fondazione Corazzin per la Cisl del Veneto che ha scelto di indagare lo stato delle retribuzione medie equivalenti delle province della regione in relazione a quelle del Paese e delle regioni vicine. IL CONFRONTOE le brutte notizie non sono finiscono qui: lo stesso lavoratore, occupato in Lombardia e non in Veneto, prende circa 6.200 euro in più all'anno. Se invece questo stesso avesse deciso di trasferirsi in Emilia Romagna allora porterebbe a casa in una anno circa 2.300 euro in più. Nel dettaglio, gli stipendi equivalenti medi lordi annui dei dipendenti veneti nel 2020 si sono attestati sui 33.166 euro rispetto ai 33.790 euro della media italiana. In Lombardia, in quello stesso anno erano stati di 39.413 euro, in Emilia Romagna di 35.432 euro.a nordestA consolare i lavoratori veneti, secondo una logica del "mal comune mezzo gaudio" sono i salari dei vicini del Friuli Venezia Giulia di una trentina di euro inferiori a quelli veneti a quota 33. 131 euro. E non c'è da stupirsi se viene difficile identificarsi in queste cifre, piuttosto alte rispetto alle medie salariali del territorio. Lo studio della Cisl infatti prende in considerazione i salari medi equivalenti: un dato che si ottiene dividendo il monte salari complessivo del Veneto del 2020 (la spesa totale per i salari) per il numero teorico di lavoratori a tempo pieno (40 ore settimanali) che avrebbero potuto dividersi le ore complessivamente lavorate in regione in quel periodo. In sostanza è possibile che un lavoratore veneto in carne ed ossa (se ha lavorato a tempo pieno per tutto il 2020) possa ritenere vicina alla sua esperienza la cifra indicata. Un lavoratore discontinuo, a part time o che in quell'anno, nel pieno del Covid, si sia trovato a dovere fare i conti con fermi produttivi, cassa integrazione e così via, potrebbe vedere invece delle significative discrepanze tra il proprio 730 e i 31.166 euro di reddito lordo annuo equivalente dichiarato. l'indicatoreLa scelta di ragionare di salari medi equivalenti è tuttavia legata a una questione di metodo: questo indicatore garantisce comparazioni statistiche molto più accurate. Ecco allora che è possibile sostenere, senza tema di smentita, che in termini di salario medio annuo equivalente tra le prime 16 città d'Italia (Milano si conferma in testa con 45. 057 euro) non ce n'è neppure una che sia in Veneto: la prima è Vicenza in diciannovesima posizione con 33.594 euro, poi viene Verona con 33.548 euro. Più indietro Padova (33.422 euro), Treviso (33.237 euro), Belluno (33.094 euro) e Venezia (32.551 euro) e la provincia di Rovigo (29. 786 euro). I NODI«Dobbiamo interrogarci sul modello produttivo e sul modello di business che si sono affermati in Veneto» ragiona Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto. «Il confronto dei dati, infatti, ci vede perdenti rispetto ai sistemi territoriali a noi confinanti, che hanno performance produttive e industriali mediamente superiori e di conseguenza trattamenti economici migliori per i lavoratori e le lavoratrici. È urgente cominciare a riflettere davvero su quale vogliamo sia la traiettoria di sviluppo della nostra regione, per invertire la preoccupante tendenza evidenziata dai dati Inps».I GIOVANIMa le disparità non sono solo tra aree del paese o tra differenti province: la distribuzione per età della retribuzione equivalente evidenzia, ad esempio, nel 2020 una distanza considerevole tra fasce d'età: i dipendenti tra i 60-64 anni incassavano quell'anno 39.134 euro, gli under 19 meno della metà (17. 612 euro). Il divario reddituale, peraltro, rimane evidente anche per i lavoratori di età compresa tra i 30 e 34 anni, la cui retribuzione media equivalente è pari a 29. 862 euro, circa 10mila euro in meno rispetto alla fascia d'età 60-64 anni. GAP DI GENEREPoco edificante anche la distribuzione per genere della retribuzione media equivalente: per un lavoratore dipendente maschio (37.679 euro) è infatti superiore di ben 11mila euro rispetto a quella di una lavoratrice donna (26.683 euro). la svolta«La fragilità del lavoro dei giovani è ancor più evidenziata dagli squilibri retributivi che pesano sulle diverse classi di età - continua -. Sicuramente i giovani veneti trovano condizioni retributive migliori in altre parti d'Italia o d'Europa, un tema che chiede di essere affrontato con l'impegno di tutti: sindacati, imprese, istituzioni». «Dall'altra parte, poi, il divario di genere nelle retribuzioni ci ricorda un altro problema ancora irrisolto. E in particolare la retribuzione femminile mostra di non avere nemmeno una progressione di crescita all'avanzare dell'età e dell'esperienza lavorativa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA