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IL CASOAlbino SalmasoI 17 collegi uninominali del Veneto? Sono un monopolio di Lega e FdI, alle prese con un durissimo braccio di ferro che si concluderà il 20 agosto, con la presentazione delle liste. Le mappe dei kingmaker dei sondaggi non lasciano spazio a dubbi: il centrodestra può fare l'en plein nel maggioritario e la corsa al seggio sicuro rischia di stritolare l'area moderata e oscurare il debutto di Luigi Brugnaro nella corsa al Parlamento.Lega e FdI, infatti, hanno stretto un patto d'acciaio che punta a escludere i candidati di Forza Italia, Udc-Coraggio Italia e il gruppo di Toti dai 17 collegi uninominali veneti. Insomma, nelle schede del 25 settembre, rischia di sparire la galassia di centro che si riconosce nel Ppe: i cattolici europeisti e i liberali in sintonia con l'agenda Draghi e i vincoli del Pnrr. Per queste 4-5 sigle ci sarà posto solo nel proporzionale dove ogni lista verrà pesata per quello che incassa nelle urne, senza il premio della coalizione.Il cambio del Dna del centrodestra, con il diktat imposto dai "sovranisti" di Salvini e Meloni, rischia di spalancare le porte al partito di Calenda e al Pd di Letta, convinti d'intercettare il malessere delle categorie economiche deluse dalla crisi di governo. Il leader di Azione è pronto a candidarsi in Veneto, con l'obiettivo di ripetere l'exploit del 2019 alle europee quando trionfò nelle liste Dem in tandem a con Alessandra Moretti.A Roma nei vertici nazionali tra Berlusconi, Salvini, Meloni, Brugnaro, De Poli e Lupi, il confronto per comporre il puzzle delle candidature procede con l'incrocio di tre dati: le regionali 2020, le amministrative di giugno '22 e i sondaggi delle ultime settimane. Il mix su scala nazionale viene poi rimodulato sul territorio, regione per regione. E le sorprese non mancano. Perché il 23-25% della Meloni e il 10-12% di Salvini in Veneto si rovesciano con la Lega saldamente attorno al 30% e FdI che si arrampica sul 20%: ciò che fa la differenza è il trionfo di Zaia due anni fa con la sua lista e quella ufficiale del Carroccio al 40%.Una rendita di posizione impossibile da scalfire, che pesa come una montagna sulla bilancia del negoziato. Tradotto in seggi, il coordinatore veneto Alberto Stefani ha prenotato 10 collegi uninominali per il Carroccio e ne ha lasciati 7 a Luca De Carlo. Ma il braccio destro della Meloni e sindaco di Calalzo di Cadore è convinto di chiudere con un 9 a 8. La somma fa sempre 17 ed esclude completamente Forza Italia, l'Udc alleata al neo partito di Brugnaro e la lista Toti-Marin-Lupi.Che il clima sia incandescente l'ha fatto capire il sindaco di Venezia con la solita verve, alla presentazione del nuovo simbolo a fianco di Lorenzo Cesa e Antonio De Poli. «Sui collegi uninominali punteremo i piedi, non accetteremo di farci trattare a pesci in faccia. Non c'è nulla di peggio di far incazzare i moderati, che lo sono nei toni ma non nei valori», ha esordito il leader di Coraggio Italia. «Come gli imprenditori, noi abbiamo il coraggio di scendere in campo con le nostre idee e i nostri valori e la nostra esperienza. Siamo pronti a cominciare l'avventura nel centrodestra e sono fiducioso che tanti giovani ci diano una mano, l'Italia ha bisogno di loro» ha concluso il sindaco di Venezia.Più diplomatico Antonio De Poli. «L'Udc ha stretto il patto con Coraggio Italia per rafforzare l'area moderata di centro della coalizione di centrodestra. Vogliamo rispondere ai bisogni delle famiglie e delle imprese, in un momento di grande difficoltà a livello socio-economico. La fase di crescita del Pil sta rallentando e ci aspetta un autunno complesso e proprio per questo è fondamentale che l'Italia rispetti il cronoprogramma delle riforme del Pnrr con la Ue. L'ultimo decreto Aiuti del governo Draghi con i 17 miliardi a sostegno dei ceti sociali più deboli è un passo concreto in questa direzione», conclude De Poli.Ma come finirà la trattativa sui 17 collegi uninominali? L'accordo nazionale ha riservato a FdI 98 seggi, 70 alla Lega, 42 a Forza Italia e 11 alle liste minori di centro e con l'uscita di scena di Renato Brunetta, il partito di Berlusconi rischia di non poter candidare nemmeno la presidente del Senato Casellati e Niccolò Ghedini nei collegi del maggioritario in Veneto. Sia chiaro, per la seconda carica della Repubblica il seggio sicuro nel proporzionale con FI è una garanzia già acquisita e così pure per l'avvocato-senatore del Cavaliere. L'area di centro, con le due nuove liste, invece dovrà superare almeno la soglia dell'1% e puntare al 3% su scala nazionale e tra le poltrone che ballano ci sono quelle di De Poli, Marin e della squadra di Brugnaro. Sarà battaglia dura per conquistare un seggio a Roma. --© RIPRODUZIONE RISERVATA