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la giornataAlessandro Di Matteo / romaNon ce l'ha proprio fatta, Carlo Calenda non ha resistito al suo istinto e ai sondaggi che gli suggerivano di correre da solo. Non sono servite le telefonate, gli incontri e le strette di mano con Enrico Letta. Sono state inutili le infinite discussioni con Emma Bonino e Benedetto Della Vedova: il leader di Azione rompe il patto con il Pd, stavolta definitivamente, e sceglie la corsa solitaria convinto di poter arrivare in questo modo addirittura al 15%. «È la decisione più sofferta che ho preso da quando ho deciso di fare politica», dice a Lucia Annunziata in tv, a Mezz'ora in più, la tribuna scelta per comunicare le sue decisioni. Ancora sabato all'ora di pranzo i suoi erano convinti che l'accordo si sarebbe fatto, «è inevitabile con questa legge elettorale» diceva un big di Azione. Eppure già sabato sera al Nazareno c'era il sentore che le cose non sarebbero andate per il verso giusto: «Più Europa ci sta - diceva un dirigente democratico di primo piano - ma lui... Boh! Ha detto che farà sapere dalla Annunziata. Ma se rompe ora se ne assume la responsabilità, pagherà un prezzo». Non a caso Letta non andava oltre un mezzo sorriso nonostante la chiusura degli accordi con Si-Verdi e Impegno civico di Di Maio e Tabacci, limitandosi a dire: «Per me adesso basta, io ce l'ho messa tutta, abbiamo la coscienza a posto».Calenda, del resto, assicura che già sabato aveva avvertito il leader Pd. Il fondatore di Azione è consapevole che il tira e molla non è stato uno spettacolo edificante: «Mi scuso con gli italiani per aver tenuto appeso il Paese su una cosa che in fondo è molto piccola ma per noi è molto grande». Il punto, spiega, è che «questa alleanza (creata dal Pd, ndr) è fatta per perdere. C'era l'opportunità di farne una per vincere. La scelta è stata del Pd, io non posso seguire una strada dove non mi porta la coscienza». Incolpa Letta di avere voluto mettere su un «Cln», ricorda che «ci eravamo detti che non poteva succedere che un pezzo della coalizione bombardsse l'agenda Draghi». Valutazioni che fanno imbestialire anche Più Europa: stamattina riunirà la direzione per decidere come procedere dopo essere stata fino a ieri federata con Azione. La rottura però è consumata. «C'è molta amarezza, perché per noi quel patto resta valido e lui ha deciso di romperlo unilateralmente». Sono in tanti a pensare che la polemica contro Sinistra italiana sia stata strumentale e fuori luogo. Riccardo Magi, presidente di Più Europa, commenta: «Ha fatto retromarcia senza confrontarsi con noi, la serietà in politica è un'altra cosa». Qualcuno usa il sarcasmo: «Fratoianni dovrebbe ringraziarlo per la pubblicità gratis che gli ha fatto...». Il segretario di Sinistra Italiana ostenta anche fair play: «Sono felice se vinciamo le elezioni, non se qualcuno va o se arriva. Ho l'impressione che una discussione infinita fatta di veti non sia la priorità, per nessuno».La rottura piace alla pattuglia ex Forza Italia di Azione. Mariastella Gelmini ringrazia Calenda per il «coraggio», Mara Carfagna dice che ora ci si muove «a testa alta per costruire la casa dei liberali», Andrea Cangini festeggia: «Siamo liberi di essere noi stessi». Si vedrà se la scommessa sarà vincente, intanto c'è da superare il problema della presentazione della lista. Cosa non scontata, perché o si fa un accordo con Matteo Renzi, che rinnova la «disponibilità al dialogo», o si devono raccogliere le firme in fretta e furia. In realtà ad Azione stanno anche valutando se esiste la possibilità di essere esentati dalla raccolta delle firme grazie al simbolo "Siamo europei" presentato insieme al Pd per le europee del 2019.Di sicuro la reazione del Pd è dura. Se Calenda assicura che difende la sua scelta «con onore», Francesco Boccia replica che «Calenda non conosce la parola onore», mentre per Simona Malpezzi «ha rinnegato la parola data». Il Pd ora non farà sconti, insisterà sul voto utile, la sfida tra Letta e Meloni, senza spazio per altri protagonisti. Strada obbligata, per evitare che Calenda possa pescare voti nell'elettorato di centrosinistra. Solo che la vicenda lascia più di una tensione nel Pd. L'ala sinistra, quella di Orlando e Provenzano, è in «sofferenza», dice un parlamentare. «Si è subita l'iniziativa di Bonaccini e Gori in favore di Calenda e così abbiamo pagato un prezzo alto...». Mugugni, per ora, adesso c'è la campagna elettorale. Ma dopo il voto, in caso di esito negativo, c'è da scommettere che la questione verrà ripresa. -- © RIPRODUZIONE RISERVATA